Seminario per Istituti secondari superiori
TRA TORMENTO E LIBERTÁ
La musica nei ghetti e nei campi nazisti
L’Attività di Educazione alla Memoria del Comune di Rimini propone per l’anno scolastico 2025-2026 un approfondimento del tema della musica concentrazionaria, vale a dire delle partiture orchestrali e delle canzoni composte o eseguite nei campi di concentramento nazisti, come Dachau, Buchenwald, Mauthausen e Auschwitz, e in alcuni ghetti per ebrei dell’Europa occupata, in particolare a Theresienstadt/Terezìn.
Il programma pedagogico e culturale coinvolgerà un gruppo di massimo 130 studenti e studentesse delle classi quarte di tutti i Licei e Istituti superiori del Comune di Rimini, attraverso un percorso specifico di formazione (lezioni, incontri, laboratori e spettacoli-concerto) che si svolgerà da gennaio a maggio 2026.
Due gli aspetti principali che verranno esplorati: la musica come imposizione, strumento di sottomissione e tormento, suonata, cantata e ascoltata dai prigionieri dei lager senza potersi sottrarre – dunque come forma di violenza – e la musica come resilienza, spazio di libertà e fuga dall’orrore quotidiano, e persino come possibilità di sopravvivenza per i membri di alcune orchestre dei campi.
Attraverso le storie individuali di musicisti, compositori e cantanti di talento, uomini e donne, ebrei e non ebrei, racconteremo come un regime ha tentato di addomesticare la musica senza riuscirci del tutto, stimolando una riflessione generale sul potere dell’arte nel rigenerare lo spirito, produrre bellezza e trasmettere messaggi di resistenza spirituale al male.
Alcuni appuntamenti saranno aperti alla cittadinanza, in particolare il concerto del Giorno della Memoria al Teatro Galli (27 gennaio 2026) a cura del Conservatorio Lettimi-Maderna, occasione per riascoltare brani della musica concentrazionaria e ricordare gli artisti deportati e uccisi.
Al termine del seminario, un gruppo rappresentativo di 50 studenti e studentesse appartenenti a tutti gli Istituti scolastici coinvolti prenderà parte ad un viaggio studio con destinazione Terezín in Repubblica Ceca.
Coordinamento didattico: Prof. Marco Strocchi
INCONTRI
mercoledì 14 gennaio 2026
Guido Barbieri, docente di Storia ed Estetica della Musica
In questo tempo, in questa tempesta. Il secolo senza fine di Alice Herz Sommer
È stato un tempo di tempeste, il Novecento. Incendi che hanno infuocato la storia, venti che hanno agitato le vele delle arti, uragani che hanno sconvolto le vite quotidiane di milioni uomini, donne, bambini. Alice Herz Sommer, di professione pianista, le ha vissute tutte, da dentro, da protagonista le tormente del secolo breve, un secolo che per lei è stato lungo, lunghissimo, interminabile. Nata nel 1903 e scomparsa nel 2014 ha trascorso i suoi 111 anni di vita senza mai perdere la strada di fronte ai dolori profondi e alle gioie effimere che vissuto. Per anni è stata la pianista più longeva dei due mondi e per molto tempo la più anziana sopravvissuta della Shoah. Ma di questi “primati” Alice non si è mai curata, tesa a vivere intensamente il proprio presente: ha suonato tutti giorni, per tre ore, fino a 109 anni e con i suoi libri, i suoi racconti, le sue interviste ha tenuto in vita la memoria, pubblica e privata, del proprio passato. La sua esistenza ha toccato e oltrepassato i limiti del Novecento e di questo secolo folle è ancora oggi la testimone perfetta.
lunedì 2 febbraio 2026
Marco Strocchi, docente di storia e filosofia
Il nazismo e i campi di concentramento
Ciò che spesso viene definito indistintamente campo di concentramento è in realtà un concetto pluriforme; esistono infatti vari tipi di campo e uno stesso campo può variare la sua funzione nel corso del tempo. Sebbene il campo di concentramento sia uno strumento strettamente connesso con il nazismo non fu inventato in Germania, bensì sull'isola di Cuba ad opera degli spagnoli nel 1896. Eppure non possiamo non constatare quanto questi campi siano connaturati al nazismo stesso: uno dei primi campi di concentramento, Dachau, viene aperto a meno di due mesi dalla nomina di Hitler a Cancelliere della Germania.
lunedì 23 febbraio 2026 - (LEZIONE ANNULLATA)
Laura Fontana, storica della Shoah
L’orchestra femminile di Auschwitz. Sopravvivere con la musica
Per 18 mesi, da aprile 1943 a ottobre 1944, ad Auschwitz c’era un’orchestra formata da prigioniere, per la maggioranza ebree. Maria Mandl, la terribile sorvegliante SS del campo femminile (creato a Birkenau da agosto 1942) aveva la passione per la musica e voleva una “sua” orchestra come quelle formate da soli uomini che esistevano in diversi campi del complesso di Auschwitz. Fondata da soli 6 elementi, prigioniere polacche e ucraine, dopo un mese l’orchestra contava 27 musiciste di varie nazionalità (15 erano ebree), obbligate ad eseguire marce militari e canti tradizionali tedeschi due volte al giorno, alla partenza e al rientro delle squadre (Kommandos) di detenute e detenuti assegnati al lavoro forzato all’esterno del lager principale. Con l’arrivo ad Auschwitz di Alma Rosé, celebre violinista (nipote di Gustav Mahler), e la sua assegnazione alla direzione dell’orchestra, il cast artistico e il repertorio raggiunsero un livello molto alto, con concerti professionali ogni domenica per le SS e le guardie.
Per le musiciste prigioniere, suonare e cantare per i loro carnefici rappresentava una possibilità di sopravvivenza, in ragione di un trattamento privilegiato. Ma la coercizione e il contesto spaventoso in cui furono costrette ad esibirsi (Auschwitz era un gigantesco campo di concentramento, ma anche un centro di sterminio degli ebrei con camere a gas) erano fonte di angoscia e senso di colpa.
La lezione racconterà la storia di alcune di queste donne in bilico tra speranza e disperazione.
lunedì 2 marzo 2026
Giorgio Rizzoni, docente di storia e filosofia
Chi salva una vita salva il mondo intero. Storie di Giusti al tempo della Shoah
I Giusti tra le Nazioni sono le donne e gli uomini -non ebrei- che durante la Shoah hanno protetto e salvato cittadini ebrei sottraendoli alle perseuzioni nazifasciste. Dopo la guerra iniziò un percorso di riconoscimento, culminato nel 1962, per onorare coloro i quali, a rischio della vita, fecero la scelta di non voltarsi dall'altra parte nel clima di paura, indifferenza diffusa e collaborazioismo con i carnefici. A tutt'oggi, il titolo di Giusto tra le Nazioni è stato attribuito ad alcune decine di migliaia di persone: le storie esemplari di alcuni di essi sono la testimonianza del loro coraggio e umanità.
lunedì 16 marzo 2026
Maria Rosaria Di Dedda, Responsabile sezione didattica ISRIC-Rimini
La “musica degenerata”: il jazz nell’Italia fascista e nella Germania nazista
Il jazz, nato negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo, si diffuse in Europa a partire dagli anni Venti, riscuotendo un successo internazionale di pubblico.
Tuttavia, in Italia questo genere musicale fu duramente criticato dal fascismo e sottoposto a censura, poiché considerato un tipo di musica “negroide e semitica”, così come nella Germania nazionalsocialista fu capillare e intransigente l’opposizione verso ogni forma di “arte degenerata”, tra cui proprio jazz e swing.
Nonostante il forte grado di omologazione e di repressione, il modello totalitario non riuscì - però - a impedire che emergesse un desiderio di libertà, di resilienza e di resistenza politico-culturale, che si manifestò attraverso la musica, non solo quella suonata e ballata dalle ragazze e dai ragazzi della Swingjugend ma anche quella composta dai musicisti nei campi di concentramento nazifascisti.
lunedì 20 aprile 2026
Francesca Panozzo, Direttrice ISRIC-Rimini
Mario Finzi, un ragazzo fantastico. Tra antifascismo e musica
«Se eventi inaspettati non vi avessero, a mezzo del suo corso, imposto un indirizzo del tutto eterogeneo con ciò che si poteva ragionevolmente prevedere, la vita di Mario Finzi sarebbe stata dedicata alla musica». Nel suo libro sul giovane antifascista bolognese, Renato Peri ne introduce il rapporto con la musica con queste parole.
Nonostante l’ostilità del padre che lo aveva voluto avvocato e poi magistrato e che vedeva nella dedizione artistica una distrazione pericolosa, Mario, infatti, dedicò, con successo, una parte della sua vita al pianoforte.
Nel 1930, a soli 17 anni, si diplomò al Liceo Musicale “Martini” di Bologna.
Fu arrestato, probabilmente su delazione, alla fine di marzo del 1944 per la sua attività di antifascista e il suo impegno all’interno della DELASEM, mentre usciva da una casa di cura nella quale aveva fatto ricoverare un ragazzo ebreo sotto falso nome per un intervento chirurgico.
Quando i fascisti perquisirono la sua casa portarono via tutto ciò che riuscirono a trovare. Solo pochi fogli si salvarono alla razzia, si trattava di spartiti di sue composizioni giovanili: una Sonata in fa minore, uno Scherzo, un Notturno, una Fuga a quattro voci.
Mario Finzi morì ad Auschwitz il 22 febbraio 1945.
lunedì 27 aprile 2026 (INCONTRO INTEGRATIVO)
Roberto Franchini, giornalista e scrittore
L'ultima nota. La musica nei lager nazisti
Pare surreale che ad Auschwitz, Terezin, Buchenwald e Dachau risuonassero note; eppure, anche i campi di sterminio nazisti possedevano una loro colonna sonora. Occorre distinguere tra produzione musicale volontaria dei prigionieri e “musica obbligata”. I brani eseguiti dalle bande davanti ai cancelli scandivano la giornata, i tempi di lavoro e i momenti della vita nei lager: la musica era funzionale alla organizzazione dei lager, modellati in parte sul sistema militare e in parte su quello burocratico tedeschi. In alcuni lager, come Terezin per esempio, vennero reclusi anche compositori importanti, che non smisero di comporre e di presentare la loro musica, come Victor Ullmann, Pavel Haas e Hans Krasa. Dal punto di vista pratico la musica copriva le urla dei torturati e il rumore delle pallottole con le quali le guardie mettevano fine alla vita di chi aveva tentato di fuggire o di chi si era ribellato. Allo stesso tempo, la musica aumentava la paura e il dolore di chi era imprigionato. Nei lager nazisti vennero formate bande musicali, vere e proprie orchestre sinfoniche, jazz band, orchestrine per il cabaret, cori di ogni genere. Anche se, talvolta, quelle formazioni musicali si avvalevano di musicisti dilettanti, in molti casi ebbero l’opportunità di aggregare musicisti professionisti e di buon valore. Gli artisti del cabaret di Westerbork erano alcuni dei migliori professionisti tedeschi, i jazzisti di Terezin erano trombettisti o chitarristi di buon livello dell’Europa centrale, in particolare cechi. Ad Auschwitz o a Terezin vennero reclusi pianiste di notevole livello; l’orchestra femminile di Birkenau, unica nel suo genere, venne diretta da Alma Rosè, violinista viennese brillante e di notevole fama. La musica era anche in parte una forma di resistenza. I canti composti dai prigionieri politici dal 1933 fino allo scoppio della guerra erano quasi sempre canti di resistenza: alla musica veniva affidato il compito di esprimere la volontà di lottare fino alla liberazione, al ritorno a casa, al recupero di una vita normale, per quanto possibile. Anche alcuni testi del cabaret di Westerbork e le composizioni più complesse di Terezin celavano critiche al nazismo e a Hitler ma anche squarci di speranza. La musica era lo strumento che i musicisti utilizzavano per mantenere in vita la speranza, via necessaria per non morire psicologicamente prima della morte fisica. Anche se poi, al momento di tirare le somme, erano i comandanti nazisti che avevano nelle loro mani il potere di decidere chi spedire a morire nelle camere a gas di Auschwitz o di Treblinka.
PERCORSO LABORATORIALE
mercoledì 8 aprile ore 14.30
mercoledì 8 aprile ore 16.30
venerdì 10 aprile ore 15.00
mercoledì 8 aprile ore 14.30
Liceo G. Cesare Valgimigli
Liceo A. Einstein
IPSIA Alberti
ITSE Valturio
mercoledì 8 aprile ore 16.30
Ist. Alberghiero Malatesta
ITT Marco Polo
ITTS Belluzzi – Da Vinci
Liceo Maestre Pie
venerdì 10 aprile ore 15.00
Liceo G. Masina
Liceo A. Serpieri
ISISS Einaudi
La zona grigia
Un esperimento di memoria attiva da I sommersi e i salvati di Primo Levi
a cura di Enrica Sangiovanni, Gianluca Guidotti e Elena Monicelli
una produzione archiviozeta e Fondazione Scuola di Pace di Montesole
Il laboratorio/spettacolo sarà condotto dall’associazione culturale archiviozeta di Bologna secondo il metodo META (Memory|Education|Theater|Action) sviluppato in collaborazione con la Scuola di Pace di Monte Sole; si tratta di un percorso che stimola domande e dubbi, aiutando a rompere stereotipi e luoghi comuni per condurre i partecipanti fuori da una retorica che genera assuefazione e che svuota di senso le commemorazioni legate alla Giornata della Memoria.
Partendo dal libro di Primo Levi I sommersi e i salvati, inizia il racconto della vicenda umana, politica e morale di Chaim Mordecai Rumkowski, presidente del ghetto di Łódź, autocrate e complice del nazismo, personaggio che Levi assume come simbolo per farci riflettere sulla zona grigia; il mondo non si divide in bianco e nero ma si apre una zona di ambiguità, una zona grigia che dobbiamo imparare a riconoscere in noi stessi, nei nostri comportamenti, nelle reazioni. I partecipanti diventeranno parte attiva e dovranno mettersi in gioco, in discussione, attraverso attività di educazione non formale.
VIAGGIO STUDIO AI LUOGHI DELLA MEMORIA
Repubblica Ceca: Praga e Terezín
Nell’anno scolastico 2025-2026, in autunno, un gruppo di circa 50 studenti e studentesse che hanno frequentato il seminario con le sue attività, parteciperà ad un viaggio di tre/quattro giorni in Repubblica Ceca.
Il viaggio farà tappa a Praga, dove visiteremo i luoghi della presenza ebraica e l’ex campo e ghetto di Theresienstadt.
Il viaggio è cofinanziato dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna.
Per informazioni: educazione.memoria@comune.rimini.it / elena.malfatti@comune.rimini.it


