Ti racconto una storia : Il circo di Althoff come rifugio per gli ebrei perseguitati


Lunedì, 11 Maggio, 2020 - 10:45
Storie di resistenza all'epoca del nazismo e della shoah

Questa è la storia di uno dei più rinomati circhi tedeschi, l’Altfhoff,  della storia d’amore tra due artisti del mondo circense, Irene Dammer, di origini famigliari per metà ebraiche e Peter Bento, un clown, e di come l’amore e la solidarietà permisero il salvataggio di alcuni ebrei dalle deportazioni. Il circo Althoff, è considerato il più importante circo tedesco per la perfezione tecnica dei suoi numeri di scena e per la sua longevità. Tutta la dinastia tedesca degli Althoff è dedita all’arte circense fin dal 1700, dedicandosi nel tempo a sviluppare e migliorare i suoi spettacoli. Qui vediamo una locandina pubblicitaria.

Il protagonista di questa grande famiglia che vogliamo ricordare si chiamava Adolf Alfhoff.

Adolf nasce in una roulotte, com’è consuetudine nel mondo del circo, nel 1913, vent’anni prima che un altro Adolf, il leader del partito nazionalsocialista Adolf Hitler, inizi a governare la Germania, trasformandola subito in una dittatura. E’ un bravissimo ammaestratore di cavalli e di tigri, e nel 1936, a 23 anni, decide con la sorella Helene di staccarsi dall’impresa famigliare per fondare un circo autonomo, poi tre anni dopo, l’anno in cui la Germania scatena la guerra aggredendo la Polonia, i due fratelli si separano e ognuno continua il suo circo col proprio nome. Adolf ha un suo circo e lo stesso anno, nel 1939, si sposa con Maria von der Gathen, anch’essa appartenente ad una famiglia di circensi

Nei primi anni di guerra, il circo Althoff che comprende una famiglia di artisti di circa 90 persone, gira per l’Europa spostando le sue caravane e il suo tendone, ottenendo dappertutto un grande successo.

Un giorno, nell’estate del 1941, il circo fa tappa a Darmstadt, una città della regione dell’Assia, in Germania. Ogni volta i numeri degli artisti suscitano applausi e grida di entusiasmo tra il pubblico. Tra gli spettatori ammirati che assistono alle acrobazie e agli spettacoli degli animali ammaestrati c’è una ragazza giovanissima di 18 anni, Irene Dammer, insieme alla sorella Gerda. Anche Irene appartiene ad una longeva dinastia di circensi che hanno fondato il circo Lorch, non meno famoso in Europa dell’Althoff.

In particolare gli spettacoli del circo Lorch mandano in visibilio platee di spettatori per i numeri di incredibile acrobazia.

Qui vediamo una locandina che pubblicizza la compagnia artistica dei fratelli Ringling, tra le pù affermate del momento, che si esibiscono per il circo Lorch.

Secondo le leggi antisemite promulgate nel settembre 1935 dal regime nazista, le Leggi di Norimberga, Irene è considerata una “Mischlinge”, un’ebrea mista o mezza ebrea, perché nata dal matrimonio tra persone di origine diversa. Suo padre non è ebreo ed è considerato “ariano”, ma lo è la madre e tutto il ramo materno dei Lorch. Per la colpa delle sue origini “impure”, il governo del suo Paese la discrimina pesantemente: Irene dal 1938 viene espulsa dalla scuola pubblica, deve abbandonare gli studi di violino e il sogno di diventare una ballerina.

Anche la sua famiglia aveva subito le conseguenze dei provvedimenti contro gli ebrei e il circo era fallito già nel 1930, anche in conseguenza della crisi economica del 1929, ostacolato da un crescente clima di ostilità per gli ebrei che si era diffuso in diversi Paesi europei, tra cui la Germania, nel primo dopoguerra.

Quel giorno, Irene trova il coraggio, o forse è la spavalderia della sua giovane età a motivarla, per incontrare Adolf Althoff e chiedergli un lavoro nel suo circo.

Irene non nasconde le sue origini per metà ebraiche, del resto la sua famiglia Lorch è ancora famosissima in Germania, e a quei tempi proteggere un ebreo non è solo molto pericoloso per un cittadino tedesco, ma viene interpretato dal regime come un atto criminale. In quell’estate, hanno inizio le uccisioni di massa degli ebrei nei territori russi invasi dall’esercito tedesco con l’Operazione Barbarossa e la Shoah è in pieno corso, anche se non è ancora un progetto organizzato in maniera coordinata e sistematica in tutta Europa.

Adolf, comunque, non esita a tendere la mano alla ragazza, si consulta solo con la moglie e decide di assumerla nel suo circo. La giovane inizia ad esibirsi come danzatrice in groppa ad un elefante, insieme a Maria Altfhoff e ad un’altra acrobata ballerina. Le tre donne formano un trio che diventa subito un’attrazione apprezzata dello spettacolo.

Contemporaneamente, Irene si innamora di un suo coetaneo, Peter Bento, di origine belga e che lavora per il circo Althoff come clown col nome di Peter Bento-Storm.

Peter è l’ultimo dietro al quartetto, Irene è in primo piano col berretto bianco.

La coppia decide di fondare una famiglia e convive, non può sposarsi legalmente per le origini miste di Irene.

Nel dicembre 1942 Irene e Peter hanno il loro primo figlio, anche lui si chiama Peter o Pierre, ma il parto ha delle serie complicazioni. Irene ha bisogno di un cesareo urgente e suo suocero deve chiamare un medico che la opera senza anestesia. La ragazza avrà delle conseguenze tali da non potersi più esibire.

Dopo il parto, Irene trascorre alcuni mesi nella sua casa famigliare a Eschollbrucken, non molto distante da Darmstadt. Qui, un giorno di febbraio del 1943, arriva la Gestapo che porta via la nonna materna e la deporta ad Auschwitz (secondo altre fonti la deportazione avvenne a settembre dello stesso anno).

Le deportazioni degli ebrei tedeschi sono iniziate nell’autunno 1941 e a migliaia sono già stati trasferiti nell’est d’Europa, ufficialmente per essere reinsediati fuori dai confini del Reich e per lavorare, in realtà per essere rinchiusi nei ghetti, lasciati morire di fame e uccisi nei centri di sterminio.

In quel momento Irene capisce che deve proteggere la sua famiglia, perché quelle origini ebraiche della madre sono un pericolo.

Si rivolge a suo suocero Adolf e lo prega di aiutarla, ospitando nel circo i suoi genitori e la sorella.

Adolf Althoff e la moglie Maria non esistano ad accettare, nonostante il grave rischio per la propria vita. Da quel momento Irene, suo figlio e la sua famiglia vivono tra i membri del circo Altfhoff. I genitori e la sorella si esibiscono negli spettacoli sotto falso nome, Adolf li fa passare per artisti italiani e ne protegge quindi l’identità.

Va detto che il padre di Irene, Hans Dammer, come abbiamo detto non era ebreo e avrebbe potuto essere risparmiato dalle persecuzioni. Congedato dal fronte con l’intimazione di divorziare immediatamente da una moglie ebrea e poi rientrare in servizio, Hans aveva disobbedito al partito nazista, scegliendo di stare accanto alla sua famiglia, preferendo seguirla nella clandestinità.

La Gestapo cerca ovunque gli ebrei e i nemici del regime, con ispezioni e rastrellamenti a sorpresa. Quando si presenta al circo – e questo accade praticamente in ogni città dove fa tappa - Irene e la sua famiglia devono nascondersi. Adolf ha fatto scavare un tunnel che da sotto la roulotte dei suoi protetti è possibile scappare e nascondersi nelle gabbie degli elefanti, dietro grandi balle di fieno dove gli agenti della polizia nazista avrebbero avuto troppa paura di addentrarsi.

La cosa straordinaria, oltre al coraggio e alla generosità di Adolf e Maria, è che tutte le famiglie che vivevano e lavoravano nel circo e che conoscevano la vera identità di Irene e dei suoi famigliari mantennero lealmente il segreto. E’ un elemento importante da sottolineare perché in Germania, ma anche in Italia e nei Paesi dove i governi locali furono alleati con Hitler o promulgarono leggi contro gli ebrei, molte persone non esitarono a denunciare i vicini di casa ebrei o a denunciare coloro che li nascondevano e aiutavano. I delatori agirono per denaro, per adesione ideologica all’antisemitismo, per opportunismo, per egoismo o per carriera.

In ogni modo, per assicurarsi il silenzio, il proprietario del circo minacciò l’immediato licenziamento a chi avesse fatto commenti sulla famiglia di Irene per le sue origini ebraiche.

Tra i circensi che condivisero l’aiuto e l’accoglienza a questa famiglia perseguitata, ha avuto un ruolo particolare Mohamed Sahraoui, di origine marocchina, che ogni volta che arrivava la Gestapo veniva chiamato da Adolf Althoff con la scusa di portare agli agenti di polizia, insieme alla lista delle persone che vivevano nel circo, anche liquori pregiati per accoglierli. Era un segnale affinché qualcuno potesse correre ad avvisare Irene e gli altri, dando loro il tempo per scappare a nascondersi.

Irene e Peter hanno il loro secondo figlio Jano, mentre gli altri tre, le tre femmine Mary, Astrid e Daisy, nasceranno dopo la liberazione. Tutti i componenti della famiglia Dammer nascosti nel circo riusciranno a sopravvivere, scampando alla deportazioni.

Dopo la guerra, Adolf Althoff dirà, a proposito della sua decisione di aiutarle Irene e la sua famiglia: “Non potevo permettere che cadessero nelle mani degli assassini. Questo avrebbe fatto di me un assassino. Onestamente, non so nemmeno io come abbia fatto. ” (dal sito di Yad Vashem, https://www.yadvashem.org/righteous/stories/althoff.html)

Nel 1995, Adolf e Maria Althoff sono stati riconosciuti dallo Yad Vashem di Gerusalemme come Giusti fra le Nazioni.

Negli anni dopo la guerra, gli Altfhoff e i Dammer sono sempre rimasti amici.

Adolf Althoff è morto nel 1998 all’età di 85 anni.

Irene Bento è morta nel 2006.

Per approfondire :  Ingeborg Priori, Il clown e la cavallerizza, Mursia, 1999


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