Elaborato studenti viaggio 2014: La Shoah, una storia umana. Carnefici, vittime e spettatori

A cura degli studenti che hanno partecipato al viaggio studio in Polonia  (Auschwitz, Birkenau, Cracovia) 
6-10  maggio 2014
Progetto Educazione alla Memoria: Storie di bambini e adolescenti sotto il terzo Reich 1933-1945
(a.s. 2013-2014)

 

Durante il viaggio-studio ad Auschwitz-Birkenau e a Cracovia svoltosi dal 6 al 10 maggio 2014, abbiamo dedicato diversi momenti di riflessione e dibattito (in particolar modo due intere serate ad Oswiecim-Auschwitz), al tema delle categorie umane che sono state coinvolte nella Shoah (e che sono sempre coinvolte in qualunque tragedia storica): i carnefici, le vittime e gli spettatori. La traccia di lavoro che abbiamo scelto riprende la teorizzazione di una ripartizione della popolazione che ha vissuto negli anni della Shoah -partecipandovi, subendola o essendone testimone a vari livelli-, in tre macro categorie, così come venne diffusa da un importante saggio che riporta proprio questo titolo (Carnefici, vittime e spettatori. Le persecuzioni degli ebrei 1933-1945, Milano, Mondadori, 1996) a firma dell’illustre storico Raul Hilberg (già autore del poderoso studio “La distruzione degli ebrei d’Europa”).
Ci è parso importante insistere sull’aspetto umano della tragedia,innanzitutto perché la Shoah fu pensata e messa in atto da uomini comuni– seppur vissuti in un contesto ideologico e politico eccezionale, ovvero fuori dall’ordinario - e non da mostri o da psicolabili incapaci di intendere e di volere. E fu perpetrata ai danni di altri uomini comuni, la cui unica colpa per essere condannati a morte fu il fatto di essere nati ebrei (le vittime di un genocidio non sono santi o martiri, ma esseri umani come tutti gli altri, con tutte le loro sfaccettature di comportamento e di natura, tuttavia diventano vittime non per quello che fanno o che sono, ma per come li considerano e li vedono i propri carnefici). Inoltre il crimine non fu commesso in un luogo remoto e inaccessibile del pianeta terra, ma nel cuore dell’Europa, sotto gli occhi di tutti, spesso con la complicità di taluni e nell’indifferenza della massa. Anche gli spettatori che vissero in quegli anni furono ovviamente esseri umani comuni, ma si trovarono a vivere in condizioni estreme ed eccezionali, nei paesi occupati dai tedeschi oppure collaborazionisti e alleati. Ognuno di loro aveva delle motivazioni umane per scegliere il silenzio, la partecipazione al crimine oppure, al contrario, l’azione e la reazione (in tal caso una minoranza di spettatori scelse di mettere la propria vita in gioco per salvare altre vite e diventarono così salvatori). Spesso nel ricostruire la Shoah, le proporzioni gigantesche del crimine tendono a farci perdere di vista il fatto che carnefici, vittime e spettatori appartenevano tutti al genere umano e spesso allo stesso contesto sociale. Vivevano nelle stesse città e regioni, condividevano spesso lingua e codici culturali (si pensi solamente al fatto che il genocidio fu perpetrato nell’est europeo dove le comunità ebraiche vivevano numerosissime a stretto contatto coi vicini di casa non ebrei).