Elaborato studenti viaggio 2010: Appunti di viaggio

A cura degli studenti che hanno partecipato al viaggio studio in Polonia (Auschwitz, Birkenau, Cracovia) 
27 aprile-1 maggio 2010
Progetto Educazione alla Memoria: Come si diventa nazisti? Il terzo Reich e il genocidio degli ebrei d'Europa
(a.s. 2009-2010)

Dal 1964 l’Amministrazione Comunale di Rimini promuove per le scuole viaggi-studio ai lager nazisti e ai luoghi della memoria. Oggi l’iniziativa non è di per sé particolarmente originale, poiché numerose sono le istituzioni e le scuole italiane che organizzano visite ai campi di concentramento e progettano attività di conoscenza e studio legate alla deportazione e alla Shoah. Ma nel 1964, quando l’Assessore alla Pubblica Istruzione Luciano Gambini maturò quest’idea e si impegnò in prima persona per realizzarla, superando tra l’altro non poche difficoltà oggettive e anche qualche resistenza, l’intento di portare dei giovani studenti a vedere i luoghi della prigionia e dell’annientamento di centinaia di migliaia di persone pareva quantomeno bizzarro.Allora l’Italia, come del resto tutti gli altri Paesi dell’Europa occupata, era intensamente impegnata nella ricostruzione economica (va ricordato che erano, tra l’altro, gli anni del boom turistico di Rimini) e non aveva maturato ancora la consapevolezza che fosse necessario far luce su queste tragiche vicende, rispetto alle quali ci si limitava a commemorare genericamente tutte le vittime morte sotto il nazi-fascismo, il cui destino veniva diluito e omologato in un’indistinta visione della storia. Inoltre le rare visite ai campi di concentramento, denominate “pellegrinaggi”, erano effettuate quasi esclusivamente dai sopravvissuti e dai loro familiari, riuniti attorno alle prime associazioni di reduci e di ex deportati come, ad esempio, l’Aned. In oltre quarant’anni, lo scenario è completamente cambiato e i lager, termine comunemente applicato a realtà concentrazionarie anche molto diverse tra loro, sono diventati meta di un incessante flusso di visitatori, gite scolastiche e pellegrinaggi collettivi, e oggi sono raggiunti da milioni di persone desiderose di vedere, comprendere e ricavarne un senso. Luciano Gambini fu un vero pioniere nell’istituzionalizzare un’iniziativa che legava l’impegno del Comune al lavoro delle scuole nell’obiettivo di stimolare allo stesso tempo lo studio della Seconda Guerra mondiale e dei suoi tragici risvolti e, oggi che non c’è più, la sua città non ha dimenticato il suo insegnamento. Negli anni il viaggio ai lager si è trasformato in un vero e proprio progetto di Educazione alla Memoria che, realizzato e promosso in stretta collaborazione con i docenti, ogni anno raccoglie attorno a sé un numero di adesioni sempre più alto. Articolato in numerose iniziative di sensibilizzazione, approfondimento e divulgazione, è un progetto che ha come nucleo fondante non più la visita ai luoghi come esperienza formativa ed emotiva, seppur preziosa e importante, ma la conoscenza dei fatti e dei documenti attraverso un percorso di approfondimento storico e tematico che accompagna gli studenti per un intero anno scolastico. Il viaggio, senza il percorso che lo prepara, lo contestualizza e lo sorregge dandogli un senso, rischia di rimanere un’esperienza isolata, certo coinvolgente ed emotivamente forte per tutti i partecipanti, ma non realmente efficace sul piano della conoscenza. Infatti i circa centocinquanta studenti che ogni anno seguono il seminario di formazione del progetto memoria sono tutti ugualmente importanti e preziosi, e non solamente i quaranta o cinquanta che alla fine del percorso hanno la possibilità di partecipare al viaggio studio. Tutti sono interlocutori attenti e partecipi e si instaura con loro un rapporto di educazione e insegnamento, ma anche di scambio e di confronto. è innegabile che i giovani abbiano bisogno di conoscenza e di sviluppare un approccio critico ai fatti e ai testi; sta a noi adulti creare le condizioni affinché questo sia possibile, insegnando loro la pazienza e la fatica dell’apprendere e dello scoprire, pazienza e fatica che sono virtù indispensabili anche per ascoltare il racconto di un testimone o per visitare un luogo complesso come Auschwitz. Oggi c’è più che mai bisogno di un insegnamento politico della storia del nazismo e del fascismo, un insegnamento che sappia guardare al passato ricostruendo un senso per il presente, interrogando i nostri modelli di pensiero, i nostri valori, il nostro concetto di modernità e di democrazia. C’è bisogno di tornare a insegnare storia, per evitare il rischio che il tanto evocato dovere di memoria schiacci completamente il percorso di conoscenza e si trasformi in moralismo. Sarebbe però ingenuo pensare che basti conoscere per ricordare e ricordare per comprendere. L’informazione, infatti, diventa conoscenza e il ricordo si trasforma in memoria solo attraverso un processo di rielaborazione e di distanza critica da sé. Andare a visitare Auschwitz, “toccare con mano e vedere dal vivo quello che le pagine dei libri di testo di storia non riescono a trasmettere”, come dicono i nostri giovani, non basta per vaccinarsi contro la barbarie. Tuttavia la sfida è troppo importante per non tentare di contrastare l’ignoranza e l’oblìo che rischia di sommergere in un buco nero questa pagina di storia le cui implicazioni con la nostra società contemporanea, sempre più intollerante e violenta, ci interpellano profondamente, rimettendo in discussione il nostro statuto di esseri umani. Il quaderno che abbiamo realizzato, nasce dall’intento di valorizzare un lavoro nato spontaneamente dai ragazzi e dalle ragazze di Rimini che hanno partecipato al viaggio-studio in Polonia nel maggio 2010. Dallo stimolo a rielaborare l’esperienza vissuta è sorta l’esigenza di raccontare per capitoli il percorso effettuato ad Auschwitz e a Birkenau. Una sera del nostro viaggio, al termine di un’animata discussione di gruppo scaturita tra gli studenti che riflettevano su come riuscire a trasmettere l’esperienza vissuta, è maturata l’idea di elaborare una sorta di giornale di bordo, dividendo per temi o per segmenti l’itinerario svolto. Gli studenti hanno deciso di scriverlo insieme, concordando gli argomenti e la stesura dei testi, individuando anche alcuni coordinatori del lavoro finale (direi quasi dei “caporedattori”) e stabilendo di vedersi più volte a piccoli gruppi e poi tutti insieme. La ricchezza dei testi e l’impegno con il quale i ragazzi hanno realizzato gli elaborati hanno di fatto ampliato il formato del giornale fino a farlo diventare un vero e proprio quaderno di appunti e di approfondimenti.Nulla è stato tagliato o selezionato, si sono privilegiate l’autenticità e la spontaneità del racconto perché l’intento non era quello di realizzare la classica ricerca di storia, ma di creare un lavoro in cui tutti avessero la possibilità di dire qualcosa. è una voce corale ma con accenti anche fortemente personali, il cui filo conduttore pare essere, con grande soddisfazione di chi scrive e di tutti coloro che hanno collaborato con passione e competenza al progetto, un’esperienza per molti versi indimenticabile che, come ha scritto Martina, “un po’ li ha anche cambiati nel profondo”.

Laura Fontana
Responsabile Progetto Educazione alla Memoria

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