Riflessioni del viaggio Austria 2008

Viaggio studio a  Mauthausen, Gusen, Hartheim 27-30 aprile 2008
Qui di seguito le riflessioni di alcuni partecipanti.

Da bambina i miei genitori mi hanno fatto vedere molti film sulla Shoah. Nonostante le innumerevoli spiegazioni non riuscivo mai a capire cosa avevano fatto quelle persone per essere trattate in modo tanto crudele... in fondo non sembravano cattive. Ora li so i motivi, posso delineare un percorso dell'ideologia razzista. Eppure emotivamente ancora non riesco a comprendere il perché, il cosa ha portato l'uomo a simili bestialità, il come sia possibile arrivare a tanto, a non provare sentimenti umani, a non essere in fondo più uomini.
Quando sono entrata nel campo di concentramento di Mauthausen non ho avuto brividi e non ho pianto. Mi chiedevo cosa dover pensare perché non riuscivo a pensare, sentivo una sensazione di desolazione, di vuoto. Vuoto, incapacità di agire, sensazione e consapevolezza di non appartenersi più... è questo quello che devono aver avvertito coloro che furono deportati nei campi di concentramento, in un luogo, in un periodo al limite di ogni umanità, nella zona grigia di cui parlava Primo Levi. Pensando a queste persone e agli artefici di tanto male, di tanta morte mi viene da chiedermi se questo è davvero un uomo. Le atrocità del nazismo, le atrocità in generale secondo me non sono degne di una persona, sono abominevoli. Ma nonostante ciò sono state commesse e vengono commesse tuttora in una società che non sa far conciliare cultura a civiltà, che non sa in linea di massima insegnare che è sempre più tecnologica ma sempre più lontana dall'uomo, che sembra saper mostrare solo moralismi puramente di facciata. Si guarda al passato come un qualcosa di lontano anche di noioso e non si capisce la sua attualità. Per questo bisogna ricordare, per capire l'uomo, per capire noi, per conoscere, spiegare il presente, migliorarlo, costruire un futuro che dia il permesso a tutti di vivere, per formare persone che siano semplicemente umane, che sappiano ribellarsi, sappiano condannare ogni atto che non rispetti la dignità di tutti, che lottino a loro modo, nel loro piccolo, magari anche senza risultati evidenti, per difendere i giusti valori. "Il grembo è ancora fecondo" disse Bertolt Brecht.
Il seminario "vivere nel secolo dei totalitarismi: come resistere al male?" e il viaggio in Austria, nel campo di concentramento di Mauthausen, nel sotto-campo di Gusen e al castello di Hartheim sono a mio avviso molto utili e sono stati per me importanti perché oltre alle preziose conoscenze, mi hanno fatto capire o meglio provare tutto questo arricchendomi come persona.
Valeria Mastantuono - Liceo Scientifico A. Einstein


Sono ELEONORA TOSSANI ed ho partecipato al viaggio studio a Mauthausen, Gusen e Hartheim. Questo scritto è parte delle riflessioni scaturite dalla straordinaria esperienza che ho vissuto con voi. Sono trascorsi ormai parecchi giorni da quel viaggio ma la mia mente è tornata spesso al mondo di quei luoghi. Sicuramente io non sono più la persona di prima e per questo vi ringrazio di cuore. La cosa più triste è stata quella di aver constatato che davvero la consapevolezza che il RICORDARE è fondamentale non è di tutti. Orribile e degno di note fortemente negative è il modo con il quale posti così interessanti e significativi dal punto di vista storico e umano vengono tenuti in piedi senza nessun riguardo per la loro funzione di testimonianza. OGNUNO DI NOI DEVE COGLIERNE SPUNTI DI RIFLESSIONE! Esprimo ora le mie opinioni sul tempo presente. Il pericolo di seduzione e manipolazione nei confronti del mondo giovanile è costante.
L'impegno sociale e politico è fondamentale per prevenire e per contrastare l'azione di chi detiene il potere e lo esercita in maniera sbagliata.
Mediante i mezzi di comunicazione di massa, oggi oserei dire che è più facile rispetto al passato, controllare e dirigere i pensieri e le azioni dei ragazzi ... è combattendo uno stato di ignoranza generalizzato che i giovani possono "salvarsi". Fondamentale è rimanere vigili, studiare il passato per evitare che le grandi ingiustizie si ripetino nel presente. Dobbiamo conoscere in ogni aspetto quello che ci circonda, dobbiamo rivolgerci al presente mediante un atteggiamento genuinamente critico.
"OGNI PREVISIONE SUL MONDO REALE SI BASA IN GRAN PARTE SU QUALCHE INTERFERENZA PER IL FUTURO TRATTA DA CIO' CHE E' ACCADUTO NEL PASSATO" (Eric J. Hobsbawn)
Ha scritto Hannah Arendt a proposito del periodo rivoluzionario che l'Italia ha conosciuto alla fine degli anni sessanta: "Un'esperienza nuova per il nostro tempo è entrata nel gioco politico: ci si è accorti che agire è divertente. Questa generazione ha scoperto quella che il XVIII secolo aveva chiamato la "FELICITA' PUBBLICA", il che vuol dire che quando l'uomo partecipa alla vita pubblica apre a se stesso una dimensione di esperienza umana che altrimente gli rimane preclusa, e che in qualche modo rappresenta parte di una felicità completa". Tanti sono i problemi che affliggono questi nostri giorni. Il lato più terribile delle democrazie moderne è che non sono riuscite a realizzare la democrazia. Dobbiamo accettare la vittoria del nostro capitalismo finanziario ... con tutte le conseguenze?!? Bisogna accettare la globalizzazione e la decolonizzazione perchè sono nel nostro interesse o solo perchè questa è la direzione intrapresa da un movimento così drogato di sè??!? I giovani di oggi devono iniziare a pensare e a credere nell'importanza dele proprie azioni!!! Ci sono e sempre ci saranno motivi di riflessione e azione per affermare valori di libertà e di indipendenza delle coscienze. Mi conforta l'idea che l'umanità e l'uomo come individuo singolo siano capaci non soltanto di conoscere il mondo ma anche di trasformarlo. Non dobbiamo far finta di vivere, dimentichiamo l'indifferenza. Ancora oggi il potere politico ed economico è in continua ricerca di una categoria di persone verso le quali indirizzare l'odio delle masse popolari, pensiamo al caso di coloro che vivono ai margini delle strade e ai più comuni emigrati ... quante volte ci vengono descritti come mostri provocando paura tra i "normali" cittadini? E' una vergogna! La gente deve riconquisare la propria memoria storica e ragionare sul presente contestando questa degenerazione!!! UN SALUTO E UN ABBRACCIO SINCERO A TUTTI VOI!
Eleonora Tossani - Liceo Scientifico Artistico A. Serpieri


Ritengo che il motivo principale che mi ha portato ad affrontare il progetto "Vivere nel secolo dei totalitarismi:come resistere al Male?" sia stato, a parte il mio interesse per la storia, l'idea che eventi recenti di così travolgente portata debbano essere trattati in maniera approfondita, soprattutto tenendo conto che la nostra generazione è una delle ultime a poter contare anche sull'esperienza diretta di testimoni ancora vivi.
Le lezioni a cui ho preso parte durante il corso dell'anno scolastico si sono rivelate una rara e preziosa opportunità per trattare argomenti e tematiche che di solito in un normale programma di studi liceali vengono solamente accennati o addirittura saltati. I temi che maggiormente hanno attirato la mia attenzione sono stati lo studio sull'organizzazione dei lager e l'analisi effettuata sul rapporto tra oppressori ed oppressi riportato da Primo Levi nel suo libro "Se questo è un uomo". Inoltre, ho ritenuto molto interessante anche il laboratorio sui Giusti nelle Nazioni, dove ci è stata data la possibilità di discutere liberamente se la nomina di Oskar Schindler fosse per noi effettivamente, scusate la ripetizione, giusta.
Per quanto riguarda il viaggio di studio, l' aspetto che fin da subito mi ha colpito è stato constatare il desiderio del popolo tedesco di dimenticare di aver preso parte attivamente a un così grave crimine contro l'umanità. Le principali prove che ho potuto constatare a sostegno di quanto ho detto sono:
-la distruzione immediata a fine conflitto del campo di Mauthausen, in seguito ricostruito in maniera non del tutto fedele a quello che per molti è stato L'Inferno;
-la distruzione dei sottocampi di Gusen, dei quali oggi rimane solamente un monumento fatto erigere da una parte dei parenti delle vittime, a loro stesse spese;
-la quasi totale mancanza di cartelli stradali che indichino come recarsi in tali luoghi.
Un aspetto sul quale durante il viaggio è stata posta particolare attenzione e che ritengo importante citare, è la consapevolezza che le azioni terrificanti che abbiamo studiato non sono state il frutto di un ristretto gruppo di folli ma il risultato di una serie di freddi ragionamenti logici appoggiati in tutta la loro brutalità da un intero popolo.
Per concludere ritengo che l'esperienza affrontata sia stata unica e irripetibile e spero che il mio commento possa contribuire a permettere il proseguimento di questo progetto, affinché anche altri ragazzi possano prenderne parte.
Angelini Danilo - Liceo Scientifico A. Einstein


Del viaggio a Mauthausen mi ha colpito non tanto l'entrare in contatto con quella parte di storia che fino adesso avevo visto solo sui libri, il vedere i luoghi in cui sono state commesse atrocità che difficilmente un uomo può concepire, quanto l'essere testimone della mancanza di senso umanitario e dell'omertà di un paese come l'Austria che ha aderito con fervore al progetto Hitleriano.
Proprio per la difficile comprensione da parte mia dei gesti compiuti in questi luoghi di sterminio, mi è ancora più difficile accettare l'aura da "luogo delle fiabe" (diciamo da castello della strega cattiva) che impera a Mauthausen, i musei esclusivamente in tedesco, o Gusen stesso.
Ritengo che il modo migliore che queste nazioni hanno per distaccarsi dal loro passato sia indagare criticamente su quanto è avvenuto, non cercare di insabbiarlo o di collocarlo in uno spazio atemporale. Questa forma di freudiana rimozione non è però generalizzata.
Il castello di Harteim è stato trasformato in un laboratorio interattivo in cui siamo riusciti ad approfondire un tema così sensibile come l'eugenetica. Questa esperienza mi ha portato a pensare come ci saremmo comportati noi italiani nelle loro condizioni. Non sono giunto a una conclusione, però sono fermamente convinto che il nostro ruolo come cittadini e come uomini sia quello di vagliare criticamente la storia non solo perché questi crimini non si ripetano, ma proprio per attingere dalle esperienze passate quei valori che ci permettano di districarci nel presente.
Vorrei infine complimentarmi con quelle persone che hanno reso possibile questo viaggio, dall'organizzazione agli splendidi rapporti umani che si sono instaurati tutto ha contribuito a rendere questa una delle esperienze più belle e formative della mia vita.
Di fronte a tante critiche che i cittadini muovono alle amministrazioni comunali, il vedere la corona di Rimini a Gusen, dove abbiamo notato che non vi erano targhe di istituzioni, mi ha reso molto orgoglioso di essere riminese.
Andrea Maioli - Liceo Classico G. Cesare


Troppe volte capita di trovarsi a parlare di eventi tragici senza dargli troppo peso, di cose che sappiamo essere importanti solo perchè qualcuno ce lo ha detto e fiduciosi non facciamo altro che ripeterle, specialmente noi studenti che spesso cadiamo nell'errore di studiare in maniera memorica le pagine che spiegano, per esempio, la prima guerra mondiale, la rivoluzione francese, la guerra dei cent'anni e tanto altro ancora, collegando nella mente le frasi che si sussegueranno nel nostro discorso senza soffermarci realmente a capire cos'è successo. Di certo, qualche lettura più approfondita potrebbe aiutare a non cadere in quello sbaglio ma, personalmente, ritengo che nulla sia come l'esperienza diretta con la Storia, almeno fino a quando è possibile.
L'impiego dei campi di concentramento e di sterminio durante la seconda guerra mondiale è senza dubbio uno degli eventi più drammatici della nostra storia, terminato meno di 70 anni fa. Quindi la possibilità di poter rivisitare quei luoghi per come erano al tempo c'è ancora, e mi ritengo fortunato perché mi è stata concessa l'opportunità di poterne approfittare.
Essere realmente prima a Mauthausen e poi a Gusen ha cambiato radicalmente la vecchia concezione che avevo sul doversi trovare lì, frutto di una mera immaginazione. Questo perché un viaggio con la fantasia che ci porta a calarci nei panni dei deportati non basta; è necessario un viaggio materiale che ci faccia immergere nello spazio dovevi essi vivevano, è necessario vedere con i nostri occhi le camere a gas, i forni crematori, i miradores, i fili spinati ecc. non per raggiungere la comprensione completa, in quanto mancherebbe il rivivere quei momenti, ma almeno per capire quanto doveva essere danneggiata la psiche di quelle persone (sulla quale le SS giocavano sì spietatamente, ma anche astutamente), e rendere in questo modo più profonda la nostra conoscenza riguardo tali avvenimenti.
La giornata della memoria ha assunto così, per me, un nuovo tono, poiché ora so con precisione cosa, o meglio, chi e perché dovrò ricordare.
Fabrizio Salcedo - Liceo Einstein VF


Che senso ha ricordare?
è un luogo comune rispondere per non dimenticare e non ripetere gli stessi sbagli.
Io credo che non sia questo lo scopo perché come queste uccisioni di massa cosi disumane sono accadute in passato possono ripetersi anche in futuro. Anche in una società moderna e consapevole come la nostra accadono fatti molto simili (come ad esempio gli stermini in Tibet), questo perché la violenza nei confronti dei propri simili per ragioni egoistiche e futili è sempre stata una caratteristica dell' uomo e penso che almeno adesso sia difficile debellare tale caratteristica.
Quindi perché ricordare? Che senso hanno tutti i progetti sull'educazione alla memoria? dal mio modesto punto di vista essi servono a noi persone comuni a rapportarci in modo più consapevole e critico nei confronti della società e nei confronti di ciò che ci accade intorno. e in un possibile futuro ma anche in un reale presente dove gli stessi orrori si ripetono ancora una volta nella storia non essere impassibili, non fare parte di quella "zona grigia" che per un motivo o per l'altro, si sono adeguati forzatamente al potere e hanno collaborato ad un orribile capitolo della nostra storia, ma reagire e opporsi anche nel nostro piccolo, come avrebbero desiderato penso le migliaia di persone morte nei campi di concentramento.
Per questi motivi penso sia importante ricordare e fare certe esperienze come quella che ho fatto io nel viaggio a Mauthausen, Gusen, Hartheim.
Federico Grossi -V A Liceo Einstein


Ci è stato chiesto di scrivere un testo sulle nostre impressioni, emozioni ed esperienze riguardo al viaggio svolto a Mauthausen, Gusen e Hartheim.
Probabilmente sarà un po' difficile farlo, dato le forte emozioni che ho provato, perché si sa, quando una cosa ti piace tanto e ti arricchisce in particolar modo, trovare le parole giuste, è sempre complicato.
Inizierei dicendo GRAZIE a coloro che hanno collaborato a questo progetto e che ci hanno dato l'opportunità di svolgere questo percorso più unico che raro; grazie a Laura Fontana per la sua infinita conoscenza ed umiltà, Carla Monti per l'organizzazione perfetta e la sua "maternità" sempre presente, che rende impossibile la sensazione di disorientamento, e tanti altri.
Il progetto ed il viaggio finale sono stati la combinazione perfetta per approfondire le mie conoscenze e per risvegliare in me la voglia di studiare e capire la storia, fino ad ora ignorata.
Credo che sia stata un esperienza fantastica anche dal punto di vista UMANO, che mi ha permesso di conoscere tanti coetanei, con cui sono riuscita a confrontarmi, scambiare idee ed opinioni senza temere di essere giudicata o criticata, perché c'era in noi un senso di unione che ci faceva stare bene!!
Se un paio di anni fa mi avessero chiesto di partecipare ad un corso di storia, credo proprio che avrei rifiutato, ma crescendo si matura e si riesce sempre più a capire ciò che ti apporta qualcosa nella vita. Bè il progetto è una di quelle cose che mi ha apportato tanto.
Un esperienza, un prendere parte, che resterà indelebile nella mia mente, come tutto ciò che di brutto e crudele ho visto e appreso in quei giorni.
Perché quello che hanno provato tutte quelle persone sulla loro pelle non deve essere dimenticato o ignorato, ma deve servirci per non commettere più gli stessi errori, e per farci apprezzare i veri valori della vita.
Per questo il comune deve tenere solido questo progetto, per non far dimenticare ciò che è stato!
Spero vivamente che il Comune di Rimini darà altre possibilità a ragazzi e ragazze come me per affrontare questo percorso-esperienza di vita.
Potrebbe sembrare scontato dire che è stato tutto PERFETTO ma è cosi: niente su cui criticare o rimproverare, perché non c'è stato nulla che non è andato.
Credo che, progetti come questo, siano adatti a ragazzi come me, che molte volte vedono la storia come un'inutile e noiosa materia da studiare.
Per merito di persone formidabili e competenti che ti seguono e coinvolgono, l'idea di mollare tutto o non frequentare le lezioni, non ha mai sfiorato la mia mente.
Spero proprio di essere stata chiara, e di aver espresso al meglio tutta la gratitudine che ho nei confronti delle persone che hanno dato vita e reso possibile questo bellissimo percorso.
Spero che avrò la possibilità di partecipare di nuovo a progetti come questo, perché credo di non poterne fare a meno.
Grazie ancora di tutto,
a presto!
Oriana Bonadies - ITT Marco Polo


Mi chiamo Giorgia e frequento il liceo artistico, fino a poco tempo fa non ero a conoscenza dell'esistenza del progetto "educazione alla memoria" regalatoci dal comune di Rimini e da tutte quelle persone che in questi ultimi mesi ci hanno insegnato la vera storia nel razzismo ed in particolare del nazismo. La curiosità e la voglia di saperne di più mi ha spinto ad una partecipazione attiva che si è subito rivelata un'ottima scelta.
inoltre, partecipare al viaggio in Austria, mi ha dato la possibilità di vedere coi miei occhi posti di cui si sente tanto parlare ma che spesso rimangono solo parole o, alla meglio, solo immagini dietro uno schermo.
Visitare Mauthausen ha parzialmente modificato la mia idea di come poteva essere un campo di concentramento. anche se le strutture nuove rendono il posto quasi fittizio, la camera a gas mi ha fatto rabbrividire! tuttavia mi ha fatto riflettere il fatto che i gruppi di ragazzi tedeschi che visitano quel posto, che ricorda una memoria così pesante, riescano a ridere mentre "passeggiano" per i vari edifici... forse...non hanno ricevuto una valida spiegazione, forse non hanno capito,....non so! ma non ci trovo nulla da ridere!
La visita a Gusen e soprattutto l'abbandono di quel posto e le villette costruitegli accanto mostrano come l'Austria sia indietro col processo di memoria, infatti le targhe appese ai muri sono tutte straniere (italiane e francesi soprattutto).
Il castello di Hartheim, sebbene non abbia più¹ evidenti tracce di operazioni di "pulizia della razza", ha un piccolo museo dove la cosa che mi ha colpito di più è il lungo elenco delle vittime, persone innocenti ma ritenute "imperfette" o "anormali".... è terribile sapere come il Reich sia riuscito a convincere o costringere le famiglie a rinchiudere i propri cari ritenuti malati per permettere alla "razza pura" di mantenersi perfetta! Personalmente mi ha colpito più del campo di Mauthausen, forse perchè di questo se ne parla di meno, forse perché l'edificio non è stato raso al suolo e ricostruito, forse perchè ora si combatte contro le malattie e sembra quasi impossibile che circa 70anni fa una persona leggermente diversa (fisicamente o mentalmente) dalle altre era destinata a morte certa se inserita in degli elenchi....
ringrazio coloro che organizzano questi progetti, ho avuto l'opportunità di vedere posti che forse non avrei mai conosciuto altrimenti!
Riguardo all'idea del Reich che controllava ogni singolo aspetto della vita delle persone, credo che se fossi una SS la riterrei un colpo di genio per essere sicuro di avere il pieno controllo della popolazione, per manipolare al meglio ogni individuo...ma essendo una 19enne del 2008 ritengo ampiamente ingiusto togliere la libertà di stampa, parola e quasi di pensiero! l'ossessione per il Reich era talmente totalitaria da non permettere alcun tipo di svago !tanto da arrivare a censurare anche la musica e l'arte (chiamate "degenerate") e la cosa che più fa rabbia è che per i nazisti c'era una valida giustificazione per torturare o uccidere coloro che non seguivano i loro ordini!!...cioè....solo per della musica.... i ragazzi di oggi vivono con la musica, si esprimono e si riflettono nella musica, di qualsiasi genere essa sia.... mi sarebbe impossibile pensare di dover essere costretta ad ascoltare un genere scelto da qualcuno che non sono io!
la gioventù hitleriana mi spaventa, ma credo mi spaventi di più chi ne faceva parte per convinzione!
Giorgia Parra - Liceo Scientifico Artistico A. Serpieri


E' semplice andare avanti, vivere la propria quotidianità, senza riflettere sugli eventi che ci precedono, specialmente quando il pensiero viene ad abbracciare, drammaticamente, quelli che sono gli orrori, gratuiti, assurdi, inspiegabili del passato: anche se a volte costa sacrificio, fatica, vale la pena scavare; è un compito morale comprendere il male dei campi di concentramento, per poter vivere sulla propria pelle e trasmettere la bellezza dell'amore. Sapevo, sin dalla partenza, che andavo a visitare luoghi che sarebbero rimasti nella mia mente per sempre, certo che l'esperienza che affrontavo sarebbe stata utile per la mia crescita personale.
"Il viaggio della Memoria" mi ha permesso di conoscere innumerevoli documenti e fonti storiche relativi ai lager nazisti.
Devo ammettere che nonostante fossi dinanzi alla più cruda e concreta realtà di quanto era realmente successo, fatta non solo di edifici, ma anche ricostruita mediante fotografie e filmati, è stato talvolta difficile riuscire ad immaginare o meglio riprodurre nella mia mente il reale svolgersi dei fatti di quel periodo.
Sicuramente è stata la visita al campo di concentramento di Mauthausen (Austria) a pormi nel modo più incisivo dinanzi alla disumana realtà della Shoah e a trasmettermi nel modo più disarmante il senso dell'intero viaggio. Non ho potuto che rabbrividire dinnanzi allo spettacolo di una natura rigogliosa e ad un paesaggio quasi surreale che celano la verità e l'orrore di uno dei più grandi crimini commessi dall'umanità: quelle rocce, quegli alberi, quell'ampia cava sono le stesse che hanno fatto da teatro a scene di violenza impensabili e la sola percezione del contrasto tra queste due realtà è stato raggelante. Non ho potuto che ascoltare il silenzio e pensare... All'interno del campo di concentramento di Mauthausen, ciò che mi ha impressionato maggiormente sono state la camere a gas e i forni crematori, presenti nonostante il campo fosse di lavoro e non di sterminio, e la cava della morte con i suoi 187 gradini che rappresentava una tortura per i prigionieri costretti a trasportare enormi pesi per tutta la giornata con qualunque tempo e in ogni stagione, massima espressione del sadismo delle SS che spingevano i prigionieri lungo la scalinata ripida e stretta, comportando cadute a catena.
Il museo del campo mi ha però deluso perché erano assenti sia didascalie in italiano sia in inglese.
Sul piano umano ho avuto modo di maturare e di capire quanto siano importanti la pace, la democrazia, la libertà di pensiero e di parola, principi negati durante gli anni in cui si è consumata la Shoah.
Un' altra importante tappa del "Viaggio della Memora" è stata Hartheim, la fortezza austriaca dove si internavano malati psichici e disabili. A loro erano riservate le "abituali" torture e l'eutanasia. Questo luogo mi ha particolarmente provato perché le vittime erano individui portatori di handicap.
Il castello di Hartheim venne infatti utilizzato per il progetto T4 che comportò l'eliminazione dei disabili ed l'uccisione di massa mediante il gas, di ammalati e infermi.
La violazione di fondamentali diritti umani appariva del tutto normale, addirittura necessaria alla sopravvivenza della nazione tedesca.
Ho avuto modo di riflettere sulle condizioni di vita dei deportati che erano denutriti nonostante il lavoro da svolgere durissimo, il sovraffollamento nelle baracche e le pessime condizioni igenico-sanitarie.
Mauthausen è il luogo che ha scosso maggiormente la mia coscienza. Il campo era visibile dal villaggio vicino, ma gli abitanti pur essendone a conoscenza hanno preferito ignorare ciò che lì dentro succedeva; ciò che è successo è stato coperto dall'indifferenza più completa, indifferenza che come dice il codice penale è sinonimo di colpevolezza.
Ritengo importante non dimenticare ciò che è accaduto, per evitare il rischio che ciò possa accadere nuovamente, come conseguenza di una passività che diviene pericolosamente dimenticanza. Da ciò l'imprescindibile responsabilità che tocca ognuno di noi e, a maggior ragione, a che chi come me ha avuto la possibilità di vedere.
Questo è un viaggio che consiglio a tutti, anche a chi non è appassionato di storia, a coloro che vogliono sentire "la follia sulla loro pelle", e che vogliono ricordare ciò che è successo già troppe volte in passato ma che non dovrebbe verificarsi mai più. Concludendo, per quanto concerne la socializzazione, posso affermare di essermi arricchito molto dal confronto e dai dibattiti instaurati con gli altri ragazzi, tutti veramente simpatici.
Un ringraziamento speciale va indirizzato al Comune di Rimini, all'ANPI e a tutti gli enti che hanno contribuito alla realizzazione di un progetto che ha permesso a noi ragazzi di "vivere" intensamente alcune pagine della nostra storia. Per ultimo, ma non certo per importanza, un affettuoso ringraziamento a Laura Fontana ed a Carla Monti, nostre straordinarie accompagnatrici.
Giovanni Ghinelli - I.T.C.S. R. Valturio


Non so come ringraziare Laura, il Comune di Rimini e tutti coloro che si sono adoperati per permetterci di vivere questa esperienza.
Io sono Lorena Fonti del Liceo classico Giulio Cesare e ho fatto parte del fortunato gruppo di ragazzi che ha avuto la possibilità di visitare Mauthausen, Gusen e il castello di Hartheim.
Questo è stato sicuramente uno dei viaggi più importanti che mi sia mai capitato di fare perchè quando sono tornata mi sono resa conto di essere cambiata. Ora non solo so cosa è successo in quei luoghi ma è cambiato proprio l'approccio nei confronti di certi argomenti.
Laura ci ha presentato i fatti secondo un ottica non prettamente storica ma neanche prettamente emotiva. Ci ha permesso di Capire veramente ciò che è successo, non di condannare, non di giustificare ma di Capire conoscendo. Al ritorno a casa io mi sono sentita importante perchè "testimone del ricordo" delle sofferenze patite da tutte le vittime del Nazi-Fascismo, di qualsiasi nazinalità, ma anche portatrice di una sorta di attualissima coscienza civica che mi permette di vedere attorno a me possibili vittime e carnefici di ciò che troppo spesso è stata definita "una parentesi di follia collettiva". Per rispondere anche a Lidia Gualtiero io sono profondamente convinta che anche oggi si possa sedurre e manipolare la fascia giovane della popolazione e sono anche convinta che sia molto più facile zittire la nostra coscienza davanti
alle ingiustizie piuttosto che marciare a viso scoperto contro il Potere. Non si diventa liberi e indipendenti guardando un forno crematorio e pensando:"poverini". Veramente liberi nel nostro tempo lo si diventa capendo che nazisti potevamo esserlo anche noi e capendo che lo siamo ogni volta che giriamo la testa da un' altra parte, ogni volta che ci tappiamo le orecchie.
Gli ebrei del 2000 sono attorno a noi e anche se non siamo capi dello stato è nostro dovere fare qualcosa nel nostro piccolo: denunciare, ascoltare e soprattutto RAGIONARE perchè la prima vittima del Nazi-Fascismo è stato il raziocinio umano.
Lorena Fonti - Liceo Classico G. Cesare


Ciao a tutti, e' sempre difficile iniziare queste relazioni, però lo faccio volentieri perché fa ripensare a quello che è stato il viaggio appena affrontato.
Questo percorso è stata una delle scelte più belle e inaspettate che ho affrontato in questi anni di superiori: partendo dagli incontri che ci sono stati per tutta la durata dell'anno, vorrei evidenziare la professionalità con cui sono state trattate, dai vari docenti, tutte le tematiche. Ad ogni incontro si vedeva che il nostro interesse era elevato, nonostante fosse appena terminata la giornata scolastica.
Oltre a questo,le testimonianze e i vari spettacoli,hanno contribuito a rendere questo progetto ancor più completo e che ha visto come ultima tappa questo viaggio d'istruzione,il quale ci ha offerto la possibilità,non solo di vedere i luoghi dedicati alla memoria di coloro che hanno sofferto in modo sconcertante,ma anche di poterli capire affondo grazie alle spiegazione puntuali e precise dei nostri accompagnatori.
Guardando questo viaggio da un punto di vista più pratico,abbiamo visitato il campo di concentramento di Mauthausen,il sottocampo di Gusen ed infine il castello di Hartheim. Qui ho potuto constatare di persona(tengo a precisare,questa frase:ho visto cos'hanno patito ed è molto difficile poterlo immaginare) quello a cui i deportati sono stati sottoposti e alla mentalità sadica che avevano le SS.
Ora cercare di descrivere ciò che abbiamo appreso è molto difficile perché sono talmente tante le nozioni che verrebbe una relazione troppo estesa,ma posso provare a descrivere quelli che,secondo me,sono stati i punti fondamentali:la prima cosa che mi viene in mente è la differenza tra prima e adesso;avevo già scritto nella relazione di presentazione che avevo un'idea molto confusa di ciò che potevano essere i campi di concentramento,mentre ora riesco a ragionare in modo molto più ordinato e a mettere ogni casella al suo posto,inoltre penso di avere imparato molte cose che si credono vere ed invece sono solo miti da sfatare,come credere che il popolo tedesco o austriaco non sapesse,quando i nazisti lavoravano a pochi metri dalle loro case,con camion che arrivavano pieni ed uscivano vuoti nei luoghi di morte.
Ma tornando a quello che è stato in sé il viaggio,vorrei sottolineare come i nostri accompagnatori ci hanno aiutato a percorrere questo difficilissimo percorso e che senza accorgermene,ora do una peso molto diverso alla storia che i nostri nonni hanno vissuto,vedendo tutto questo,non come una materia da sapere,ma una realtà molto vicina,sia in termini di temporali,sia in termini morali,la quale solo dopo 60 anni si cerca di occultare. Come ho già scritto prima è un piacere e non un obbligo scrivere queste poche righe ed un motivo(forse il più importante) è appunto lo scopo che hanno,cioè poter dare la possibilità ai prossimi maturandi di poter affrontare questo percorso,perché dimenticare significa perdere una parte di noi(vorrei aggiungere che non avrei mai detto quest'ultima frase se non avessi seguito il progetto) e inoltre che possa riaccadere ancora. Motivo di riflessione per tutti noi può essere il notare come il nazismo ha manipolato il proprio popolo,convincendolo a credere,in modo razionale,nelle mostruosità che commetteva.
Infine vorrei ringraziare tutti i nostri accompagnatori,ma soprattutto Laura Fontana,grazie alla quale tutto questo non sarebbe stato possibile,quindi un GRAZIE veramente enorme.
Tanti saluti,
Andrea Oliva - Istituto per Geometri O. Belluzzi


Anche quest'anno si è concluso il ciclo di incontri del progetto alla memoria.
Una memoria che non deve vacillare, che non si deve spegnere. Un progetto di cui solo al termine se ne capisce l'importanza. Gli appuntamenti, rigorosamente con persone estremamente competenti, restano nel cuore e nei pensieri. Nasce il desiderio di voler apprendere sempre più nozioni, di non restare nell'ignoranza e cresce la consapevolezza di aver avuto una grande occasione.
Non spesso capita di rapportarsi con dei professionisti che dedicano il loro tempo a ragazzi con lo scopo di voler far loro un dono: il dono della conoscenza. Ci arricchiscono, ci rendono "sensibili" all'accaduto, ma non una sensibilità che sfocia nel pietismo, come disse Lara Fontana in uno dei suoi numerosi discorsi; si parla invece di una sensibilità di riguardo alla storia, un approccio dettagliato ed attento, curioso e riflessivo, appunto per coglierne gli aspetti costruttivi.
A malincuore ripenso al tempo passato dedicato al progetto proprio perché è terminato. Siamo cresciuti con libri di storia troppo riduttivi, imprecisi e approssimativi, e per questo abbiamo voluto metter fine alla nostra preparazione storica basilare. A rendere tutto ciò ancora più interessante il comune e la provincia di Rimini hanno dato la possibilità ai ragazzi di intraprendere un viaggio conclusivo con i partecipanti al corso.
Alcuni intensi giorni di "full immersion" per vedere con i propri occhi ciò che si è studiato e appreso sui libri di testo fianco a fianco con esperti del settore che da anni dedicano il loro tempo a questa iniziativa.
Possibilità di confronto, scambio di idee e opinioni sono all'ordine del giorno.
Personalmente sono rimasta molto entusiasta dal viaggio e dall'intero progetto poiché mi sono relazionata, oltre che con persone adulte estremamente competenti, con miei coetanei che non pensavo potessero darmi così tanti stimoli per riflettere. Insieme durante il viaggio in Austria abbiamo scherzato e giocato ma anche parlato delle stesse cose poiché eravamo tutti sulla stessa "linea d'onda" e nonostante fossimo tutti diversi caratterialmente, provenendo da scuole e gruppi di amici differenti, ci legava le stessa passione. Tutti in sintonia, tutti insieme per lo stesso nobile motivo.
Credo che questo progetto debba continuare nel tempo, persistere per restare, come per me lo è stato, interessante e costruttivo, per dei ragazzi che purtroppo al giorno d'oggi hanno troppe distrazioni che distolgono l'attenzione dalle tematiche importanti. Concludo rivolgendomi a Laura e a tutte le persone che hanno reso possibile questo momento di gioia e di approfondimento collettivo ringraziando loro per avermi dato la possibilità di essere stata partecipe a questo grande percorso alla memoria.
Sara Pitonzo - Istituto per il Turismo M. Polo

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