Il progetto di Rimini

Rimini ha cominciato a organizzare viaggi di istruzione ai lager nazisti nei primi anni Settanta, con un primo pellegrinaggio-pilota organizzato e finanziato addirittura nel 1964. Che una piccola Amministrazione comunale decidesse di investire energie e risorse per portare gli studenti della propria città a visitare i campi di concentramento nazisti rappresentava un’iniziativa non solo meritevole sotto il profilo etico, ma a dir poco coraggiosa e pioneristica nel panorama nazionale. Allora, in effetti, quasi nessuno organizzava pubblicamente iniziative del genere coinvolgendo le scuole, anche perché in Italia non esisteva ancora una memoria collettiva della deportazione e tanto meno dello sterminio, la storiografia non se ne occupava, la politica nemmeno, non esistevano raccolte di testimonianze,né centri di documentazione o studi specifici in materia e – difficile crederlo – nemmeno la scuola vi dedicava grande attenzione. Le uniche iniziative di divulgazione e di sensibilizzazione vennero promosse a Milano, a cura del Comitato cittadino della Resistenza.
Dopo qualche anno di pausa, il Comune riprese il progetto dei viaggi ai lager dal 1973, anno che segnò l’avvio vero e proprio di questa attività.

I PRIMI VIAGGI IN AUSTRIA
Come meta dei primi viaggi fu individuato il campo di concentramento di Mauthausen in Austria, il quale presentava alcune caratteristiche particolarmente funzionali alle visite:
- la relativa vicinanza all'Italia (rispetto ad esempio ad Auschwitz in Polonia);
- la particolare conservazione del campo, sicuramente il meglio ricostruito e mantenuto di tutti i campi di concentramento in Europa, che consentiva una visita approfondita, mostrando ai visitatori tutti i luoghi terribili del campo, dalla Appelplatz, piazza dell'appello, le camere a gas, i forni crematori, le baracche e le prigioni;
- la storia particolare del campo, sede di detenzione per deportati di ogni nazionalità, molti dei quali italiani, per la maggior parte detenuti politici (quindi non razziali, cioè ebrei come è la caratteristica primaria invece di un campo di sterminio e non di concentramento come appunto Auschwitz).

Il viaggio veniva concepito come esperienza formativa per le scuole medie superiori, preferibilmente delle ultime classi per attinenze disciplinari con il programma di lettere di storia.
Gli studenti partecipanti venivano selezionati direttamente dalle scuole coinvolte (6 o 7 Istituti) ma raramente il Comune decise di riservare il viaggio ad alcuni alunni particolarmente meritevoli per ricerche o elaborati prodotti su questi argomenti.

Il gruppo dei partecipanti era composto da circa 40 studenti di scuole diverse, con i rispettivi insegnanti, nonchè da rappresentanti dell'Amministrazione comunale ed alcuni membri dell'associazione combattentistiche e partigiane, oltre alla guida (Sig. Fabello, sopravvissuto al lager e titolare dell'agenzia di viaggio a cui era delegata l'organizzazione tecnica del viaggio).
L'itinerario classico, rimasto immutato per molti anni, consisteva nella visita di Mauthausen e di alcuni sottocampi attigui (Ebensee, Gusen il castello di Hartheim, sede di eutanasia di malati mentali).

Il progetto procede immutato fino al 1994, anno in cui decate il ruolo delle agenzie di viaggio per quanto concerne le visite guidate ai lager, ruolo che viene assunto direttamente dal Comune.
L'esperienza di affidare a GuidE di agenzie le visite ai lager si rivelò subito un'esperienza completamente fallimentare e deludente sotto tutti i punti di vista: scarsa preparazione storica, basata su nozioni e  commenti molto sintetici e superficiali, talvolta scarsa dimestichezza nelle traduzioni da e per il tedesco, assenza di coinvolgimento intellettuale ed emotivo da parte delle guide in tali visite, inadeguatezza nel rispondere alle domande degli studenti.
Il viaggio iniziava ad assumere un'identità diversa, poiché alla deportazione politica si affiancava il tema della Shoah, ovvero al campo di concentramento il campo di sterminio, due entità completamente diverse e solo sporadicamente coincidenti in un unico lager. Inoltre iniziava un lavoro di schedatura, di recensioni, di approfondimenti e di ricerche su questi argomenti. Ad accompagnare i partecipanti, assieme al dottor Giovagnoli, capo di Gabinetto, Laura Fontana, dipendente di ruolo presso la Segreteria Particolare del Sindaco fin dal luglio 1990, la quale studiava per interesse personale da diversi anni il problema dell'antisemitismo e dello sterminio degli ebrei.
Questo lavoro di ricerca portò alla nasciata nel 1996 della pubblicazione "Piu' di un mare di parole", che raccoglie alcune testimonianze significative di partecipanti al viaggio e sintetizza una serie di fatti, notizie ed interpretazioni sul nazismo, i lager e lo sterminio, proponendosi come strumento divulgativo di facile accesso per i ragazzi.

L'INIZIO DEL CAMBIAMENTO
L'iniziativa del viaggio-studio a Mauthausen era un progetto nato dalla precisa volontà politica dell'ente è centrato essenzialmente sull'obiettivo della conoscenza della sensibilizzazione delle coscienze, soprattutto di quelle delle giovani generazioni. Tale iniziativa, molto  meritevole di per sé, non era tuttavia supportata da riflessioni particolari circa la modalità comunicative e l'approccio da privilegiare anche perché fino alla fine degli anni '80 non c'è stato un vero e proprio dibattito di idee sull'universo concentrazionario e sullo sterminio.
Non era maturata ancora una riflessione più ampia sulle modalità dello sterminio, sulle cause storico-politiche che lo hanno permesso, ma soprattutto non era affatto chiaro né quale ruolo avesse l'educazione scolastica in tutto questo, ne quale fosse l'obiettivo finale da raggiungere con questo viaggio. In altre parole, al recupero del passato storico non si affiancava ancora un uguale impegno per sensibilizzare i giovani affinché sentissero Auschwitz come "una cosa che li riguarda direttamente" e non solo come una vecchia storia che è doveroso tenere a mente.

Diventava inoltre sempre più evidente che occuparsi di un argomento così complesso e delicato come la Shoah e la deportazione impiccava un livello di aggiornamento storico molto alto e, soprattutto, la conoscenza di metodologie comunicative particolari.

IL PRIMO CONVEGNO
Si avvertì l’esigenza di aprirsi all’esterno, confrontandosi con altre esperienze italiane e, quindi, frequentando convegni, corsi di formazione, contattando le comunità ebraiche, il C.D.E.C. di Milano, i memoriali italiani, l’Aned di Bologna. La prima tappa del cambiamento fu segnata dall’organizzazione del primo convegno riminese a valenza nazionale sull’Olocausto, "I nemici sono gli altri" svoltosi al Teatro Novelli nel febbraio 1999. Come relatori vennero scelte personalità politiche, religiose ed artistiche particolarmente coinvolte nella tematica, come Luciano Violante, Furio Colombo, il cardinale Ersilio Tonini, Moni Ovadia, autorevoli ricercatori e scrittori come Adriana Goldstaub e Marcello Pezzetti del Cdec, Gadi Luzzatto Voghera, Mirella Karpati del Centro Studi Zingari, una testimone sopravvissuta al lager di Ravensbrück, Bianca Paganini Mori. Il titolo stesso che utilizzava il termine Olocausto, preferito rispetto a Shoah, più pertinente ma meno conosciuto ai non addetti ai lavori, indicava chiaramente che il convegno era rivolto alle giovani generazioni e non agli stessi storici e ricercatori, come accade di norma per la maggior parte di queste iniziative. Il successo del convegno fu tale che si rese necessario respingere centinaia di richieste di classi, per indisponibilità dei posti a teatro.
L'obiettivo del convegno era quello di promuovere una pubblica riflessione su alcuni temi specifici legati alla deportazione allo sterminio, proponendo ai giovani come approccio all'argomento il tema della "diversità". All'interno del convegno sono stati presentati i risultati di un sondaggio effettuato su circa 1000 studenti di Rimini relativamente alla loro informazione e sensibilità per questi eventi.
Gli atti del convegno, trascritti e sistemati a cura di Laura Fontana, sono stati pubblicati dalla casa editrice La Giuntina di Firenze che li ha poi distribuiti in tutte le librerie d'Italia. Questa seconda pubblicazione si intitola I nemici sono gli altri.

LE PRIME ATTIVITA' DIDATTICHE PER LE SCUOLE
Si decise che era importante coinvolgere maggiormente le scuole per trasformare il viaggio non in un progetto di istruzione assestante, ma in un progetto più ampio, interdisciplinare, in cui il viaggio fosse solo una tappa nell'ambito di un percorso didattico affidato agli stessi docenti.
Il comune di Rimini promuove nel dicembre del 1999 il primo corso di formazione per insegnanti dal titolo "Lezioni su Auschwitz. Per una didattica della Shoah". Al corso hanno partecipato circa 50 docenti paganti di Rimini e provincia di Cesena, Forlì, Bologna, Pesaro e Fano, ma anche di città più lontane, testimonianza dell'interesse che ruota anche da parte del mondo della scuola intorno all'argomento Shoah. L'obiettivo del corso era quello di offrire agli insegnanti, speso in difficoltà nel gestire a scuola un argomento spinoso come Auschwitz, strumenti di aggiornamento adeguati per costruire percorsi didattici e strategie metodologiche efficaci.

Dal corso di formazione, seguito con grandissima partecipazione ed interesse da parte dei docenti, è nata l'esigenza di approfondire ulteriormente il percorso di aggiornamento incominciato con un viaggio- studio al lager di Auschwitz-Birkenau. Le visite e i seminari in loco furono affidati a due esperti molto particolari ed autorevoli: il dottor Marcello Pezzetti del Cdec, il massimo storico in Italia su Auschwitz e il signor Bruno Shlomo Venezia, ebreo italiano deportatato ad Auschwitz, uno dei pochissimi sopravvissuti al mondo fra i membri del Sonderkommando di Birkenau, che testimonierà la sua terribile esperienza.
Da questa esperienza formativa, cioè dal corso e dal viaggio, è nata una dispensa a cura di Laura Fontana e di Loretta Nucci (Istituto storico per la Resistenza) allo scopo di raccogliere i vari contributi di docenti di offrire le scuole un valido strumento di documentazione.

Alla luce dell'esperienza più che ventennale maturata con i viaggi-studio in Austria, si è capito che il viaggio-studio così com'era andava abolito, non perché non avesse raggiunto l'obiettivo, ma perché non rappresentava più il principale strumento didattico.
Il Comune aveva acquisito l'esperienza e il consenso necessari per realizzare altre iniziative di più ampio respiro del semplice viaggio: convegni, mostre, spettacoli teatrali, seminari o corsi specifici.

EDUCARE ALLA MEMORIA
Negli anni a seguire l'Amministrazione comunale ha continuato a rafforzare la propria missione, proseguendo le attività di formazione storica e di formazione morale, ovvero coniugando la conoscenza dei fatti con l'educazione civica ed etica, al fine di sensibilizzare i giovani a non rimanere indifferente rispetto al persistere dei fenomeni di razzismo, xenofobia e antisemitismo, nonché alle tante forme di violenza che si compiono in ogni angolo del mondo ogni giorno. Tale missione è stata sviluppata realizzando iniziative e seminari di studio dedicate ai vari aspetti del periodo storico di riferimento (1933-1945) e la celebrando le Giornate istituite dalle leggi del parlamento come la Giornata della memoria (27 gennaio) e il Giorno del ricordo (10 febbraio) ma anche giornate internazionali come la Giornata dei Giusti (6 marzo) e la Giornata contro il razzismo (20 marzo); questi appuntamenti vanno  commemorati attraverso iniziative di alto livello culturale e scientifico, organizzate in collaborazione con il mondo della scuola ma anche con una rete di associazioni istituzioni e singoli individui.

L'Amministrazione ha continuato a promuovre i viaggi-studio ai luoghi della memoria (ex campi di concentramento e sterminio, musei e memoriali della deportazione e dello sterminio) a cui, ogni anno, ha partecipato una rappresentanza di studenti, scelti fra coloro che hanno frequentato con costanza il percorso di formazione. In questo modo, lavorando su un periodo più lungo, diversificando le proposte, spostando l'attenzione dal viaggio solo per alcuni alla formazione e conoscenza per tutti, l'attività di educazione memoria ha permesso di tener vivo non solo il ricordo collettivo del passato, delle sofferenze delle vittime e del coraggio di coloro che si opposero alle barbarie, ma ha potuto contribuire a coniugare una migliore conoscenza storica con una riflessione più ampia sul valore della vita umana e sull'importanza di contrastare il male politico, nella ferma convinzione che una comunità democratica dei cittadini debba fondarsi sul rispetto e sul dialogo.

L'attività di Educazione alla Memoria del Comune di Rimini è riconosciuta a livello nazionale ed internazionale come un modello di riferimento per l'insegnamento della Shoah e la trasmissione della memoria alle giovani generazioni, per la qualità del lavoro di approfondimento storico, per il livello di partecipazione attiva delle scuole, per l'ampiezza delle iniziative che ogni anno promuove per l'intera collettività.
Nel 2009 Laura Fontana, incaricata del progetto Educazione alla Memoria del Comune di Rimini, viene nominata Responsabile per l'Italia del memoriale della Shoah di Parigi - la più antica istituzione al mondo nell'ambito della conservazione e trasmissione della memoria, nonché dell'insegnamento della storia del genocidio degli ebrei - e nel 2013 Coordinatrice scientifica del progetto europeo EHRI (European Holokaust Research Infrastructure) che raggruppa 20 fra le maggiori istituzioni al mondo dedite alla ricerca e insegnamento della Shoah.
Ciò ha rappresentato un prestigioso riconoscimento anche per la città di Rimini, confermando l'apprezzamento di cui gode questa attività specifica dell'Amministrazione comunale, oltre a offrire alla città l'opportunità preziosa di rafforzare il proprio ruolo propulsivo e la propria centralità.

 


"La memoria ha senso per noi se al ricordo degli eventi passati si accompagnano interrogativi nuovi: è un concetto espresso più volte da Vittorio Foa che credo esprima perfettamente il senso del nostro operato. Fare della memoria della deportazione e dello sterminio non un culto, non un museo delle cere o una mera celebrazione, ma un momento di conoscenza e di confronto che ci permette di capire come si può arrivare a creare forme di discriminazione, d’intolleranza, di prevaricazione e di violenza".
Dott.ssa Laura Fontana