Viaggio di un ragazzo da Fossoli a Dachau. Testimonianza di un sopravvissuto alla deportazione

Venerdì 25 gennaio ore 11, Teatro degli Atti di Rimini, in collaborazione con ANPI Rimini


Chi è Franco Varini

Franco nasce il 5 agosto 1926 a Bologna, nel quartiere di Mirasole, uno dei quartieri più tipici e disagiati. Sin dalla più tenera età è costretto a dover far fronte alle difficoltà della vita, dovute all'assenza del padre e alla morte prematura della madre, avvenuta nel 1943. Nonostante questo, ricorda con piacere quegli anni non facili, in cui ha imparato ad "arrangiarsi" con le sue sole forze, sostenendosi anche con l'aiuto di prostitute e ladruncoli di quartiere.

Come tutti i ragazzi nati duranti il periodo del fascismo, Franco subisce fortemente il fascino del Duce, in una sorta di innamoramento per la sua figura, tanto da considerare il fascismo come la cosa più bella del mondo. Questa visione positiva del regime è dovuta al lungo periodo in cui l'Italia è stata completamente fascistizzata, ma soprattutto alla politica di formazione del consenso e dell'aggregazione del popolo attorno ai rituali promossi dal fascismo, a incominciare dalle numerose adunanze celebrative che trovano adesioni di massa, in particolare da parte della gioventù. Il fascino di questi raduni collettivi è grande, anche perché il regime, per facilitare la partecipazione delle masse, fornisce gratuitamente uniformi e abiti; attrattiva non di poco conto, considerata la condizione di estrema povertà di Franco e di tanti altri suoi coetanei del periodo.

Il fascino della divisa, la figura carismatica del Duce che chiama i giovani a difendere i valori della patria, i momenti collettivi, rafforzano l'adesione dei giovani italiani al regime.

Il cambiamento di pensiero di Franco e il suo conseguente impegno nella Resistenza avviene grazie alla conoscenza del padre di un suo compagno di classe, l'anarchico Magri, che gli apre gli occhi su cosa sia realmente il fascismo. L'entrata nel movimento partigiano per Franco e per i suoi amici accade in maniera del tutto spontanea, quasi per gioco: essi entrarono a far parte della formazione della V brigata partigiana Otello Bonvicini operante nel bolognese. L'attività partigiana di Franco si interrompe l'8 luglio 1944, quando viene arrestato in seguito a una delazione dalle camicie nere. Dopo quattro giorni di duri interrogatori, viene portato al campo di smistamento di Fossoli(1), insieme ad un'altra trentina di prigionieri. Qui rimane rinchiuso fino al 5 agosto, quando viene trasferito al campo di Gries\Bolzano(2) . Il 5 settembre Franco viene assegnato ad un convoglio di prigionieri destinati al campo di concentramento di Flossenbürg(3), in Germania, dove arriva dopo un viaggio durato 2 giorni. Per descrivere il tragico momento dell'arrivo nel lager non c'è nulla di più intenso delle parole dello stesso Varini:

"Entrati in questo campo io sono rimasto subito sconvolto dall'immensità. Ci hanno fatto denudare completamente io non avevo molto da perdere, non avevo neanche devo dire, un senso di pudore particolare, poi ci hanno messo dentro a delle grandi docce, con le finestrelle attorno e un gradino per scendere nella doccia vera e propria. Tutti stipati sotto con le finestrelle chiuse, hanno cominciato ad aprire l'acqua, caldissima. Non potevi uscire perché attorno avevi i kapo, i famosi kapo che comandavano di fatto all'interno dei campi, che ti ributtavano dentro con i loro Gummi, i bastoni di gomma grossa fuori e fili di acciaio, di ferro, non so bene, all'interno. Finito questo primo momento di tormento incredibile, fermata l'acqua calda, ci diciamo che è finita e invece fanno aprire le finestrelle e comincia il getto di acqua fredda. Finito questo calvario siamo usciti seminudi, ci hanno vestiti un po' alla rinfusa, e da quel momento - non ho dimenticato neanche cinquant'anni dopo - mi era stato assegnato un numero, il 21.778, e potevo dimenticare di avere un nome e un cognome. Io a Flossenbürg ero il numero 21.778."

La sua prigionia nel campo di Flossenbürg dura fino all' 8\9 aprile, quando viene trasferito prima ad Augsburg e poi a Kottern, sottocampo di Dachau.

La sua liberazione avviene grazie all'arrivo dell'armata americana di Patton, il 27 aprile 1945 a Kottern, quando tutti i deportati sono costretti a incamminarsi per la

(1)Uno dei quattro Lager nazisti in territorio italiano attivi nel periodo dell'occupazione (1943 - 1945). A Fossoli già a metà settembre del 1943 era in funzione il Campo di polizia fascista. Nel febbraio del 1944 la direzione del Lager passò sotto il comando della Polizia di Sicurezza SS di Verona. Lo SS Polizeiliches Durchgangslager di Fossoli rimase in funzione fino alla fine di luglio del 1944, quando gli ultimi deportati furono trasferiti nel Lager di Bolzano. Le persone deportate nel Lager di Fossoli furono circa 7.000. Il Lager di Fossoli non aveva nessun campo dipendente.
(2)Dal luglio 1944, resosi insicuro il campo di concentramento di Fossoli, nei pressi di Carpi (Modena), le deportazioni continuarono dal nuovo campo di Gries -Bolzano. Progettato per 1.500 prigionieri su di un'area di due ettari, con un blocco esclusivamente femminile e 10 baracche per gli uomini, fu successivamente ampliato e raggiunse una capienza massima di circa 4.000 prigionieri. Poté contare sui Lager satellite di Bressanone, Merano, Sarentino, Campo Tures, Certosa di Val Senales, Colle Isarco, Moso in val Passiria e Vipiteno.Lager di Bolzano. Per approfondire l'argomento, http://www.deportati.it/bolzano_canale/default.html

(3)Lager "di frontiera", situato nel nord-est della Baviera vicino al confine con la regione dei Sudeti (all'epoca territorio cecoslovacco), il KL Flossenbürg fu aperto il 3 maggio 1938 da prigionieri provenienti da Dachau. Le categorie destinate al campo furono inizialmente quelle degli "asociali" e dei "criminali", i primi deportati non tedeschi furono "politici" cecoslovacchi e polacchi, giunti a partire dalla primavera 1940. Secondo le fonti più recenti risultano registrati nell'insieme del Lager principale e dei sottocampi 96716 internati, di cui circa 16000 donne. I morti individuati sono circa 30000. Per approfondire l'argomento http://www.deportati.it/flossenburg_canale/default.html

cosiddetta marcia della morte(4) partita dallo stesso campo. Trenta giorni dopo la liberazione, Franco riesce a tornare a casa. Al suo arrivo nello stesso bar dove era stato catturato l'anno precedente, non viene riconosciuto subito (perché ridotto ad uno scheletro di 38 kg.), ma dopo essersi presentato la notizia del suo ritorno si diffonde rapidamente per tutto il quartiere, che accorre in massa per festeggiarlo. L'esperienza di Franco fa capire quanto poco bastasse per essere considerati nemici e oppositori del regime nazifascista e con quale durezza fosse impartita la punizione.

Il contesto storico

La storia dell'Italia fascista ha inizio nell'ottobre 1922, all'indomani della marcia su Roma(5) di Benito Mussolini e del suo Partito nazionale fascista (Pnf): con l'incarico del re a Mussolini di formare un nuovo governo, l'Italia si trasforma rapidamente in un regime autoritario di stampo dittatoriale.
La fascistizzazione della società italiana passa anche attraverso la promulgazione di un'articolata legislazione che riconoscendo un unico partito, soffoca ogni opposizione al regime e restringe inesorabilmente il campo delle libertà personali e dei diritti civici. In Italia non esiste più libertà di stampa e di opinione, pena l'arresto o il confino. Mussolini diventa il capo indiscusso del popolo, il Duce.
Una tappa tragicamente significativa nell'iter legislativo dell'Italia fascista è l'anno 1938, quando vengono promulgate le leggi razziali(6) , che segnano l'inizio della discriminazione e della persecuzione dei cittadini italiani di origine ebraica.
Queste leggi, ispirate a quelle naziste del 1935, sono in realtà la conseguenza di idee e movimenti antisemiti presenti da tempo non solo in Germania, ma anche in Italia e vengono precedute dalla diffusione del cosiddetto Manifesto della razza, documento redatto da un gruppo di pseudoscienziati sollecitati dal regime a teorizzare l'esistenza della razza ariana italica. Il Manifesto della razza serve sia come giustificazione per la politica imperialista del regime, che nel 1935 ha invaso l'Etiopia, sia per preparare la popolazione italiana all'idea della necessità di proteggere la razza italica dalla contaminazione con le razze inferiori come la razza negra e la razza ebraica.
Dopo un lungo periodo in cui la storiografia italiana ha letto le leggi razziali del 1938 come un tentativo di compiacere Hitler da parte di Mussolini, rafforzando il patto di amicizia Asse Roma-Berlino firmato due anni, dagli anni Ottanta nuovi studi e nuove ricerche hanno messo in luce il livello di grande autonomia da parte del Duce nel dare avvio alla propria politica antiebraica.
Aizzare la popolazione italiana contro una componente della società, la minoranza ebraica, permetteva inoltre di raggiungere l'obbiettivo di individuare un nemico interno su cui riversare le colpe delle fallimentari politiche fasciste(7) .

(4)Il termine marce della morte si riferisce ai movimenti forzati effettuati nell'inverno del 1944-45 da migliaia di prigionieri, principalmente ebrei, dai campi di concentramento nazisti che minacciavano di essere invasi dalle forze alleate verso altri campi all'interno della Germania.
(5)La Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 fu un evento che simbolicamente rappresenta l'ascesa al potere del Partito Nazionale Fascista (PNF), attraverso la nomina a capo del governo del Regno d'Italia di Benito Mussolini.
(6)http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_razziali_fasciste
(7)Enzo Collotti, Il fascimo e gli ebrei, Ed. Laerza, Roma-Bari, 2003, pp. 58 - 59.


L'alleanza tra le due dittature viene ulteriormente rafforzata nel maggio 1939 con il Patto d'acciaio che prevede il reciproco sostegno in caso di entrata in guerra, cosa che per la Germania avvenne nel settembre dello stesso anno, quando Hitler dà ordine di aggredire la Polonia.
L'ingresso in guerra per l'Italia arriva l'anno successivo, il 10 giugno 1940, ma la guerra dell'esercito italiano non è una guerra vincente, nemmeno in combattimenti contro eserciti scarsamente equipaggiati.
La crisi definitiva non solo militare, ma anche politica del fascismo è dovuta prima alla sconfitta dell'ARMIR (Armata Italiana in Russia) con un risultato di 26.115 morti, 43.166 feriti e 63.684 dispersi e oltre 100.000 prigionieri su un totale di 220.000 soldati italiani inviati sul fronte russo, e successivamente allo sbarco della truppe alleate sul suolo italiano in Sicilia, il 10 luglio 1943.
Questi eventi militari scuotono profondamente la fiducia degli italiani nel regime e segnano le sorti di Mussolini e del fascismo. Il 25 luglio 1943 Mussolini viene destituito dal Gran Consiglio dalla carica di capo del governo e sostituito dal Generale Pietro Badoglio, il quale proclama -l'8 settembre 1943 -l'armistizio con gli Anglo-Americani. Questa data e la proclamazione della fine della guerra a fianco della Germania segna l'inizio di uno dei periodi più tragici della storia contemporanea italiana. L'Italia si ritrova divisa in due: al Sud, occupato dagli Alleati, si trovano anche il re (fuggito da Roma) e il governo di Badoglio, mentre al Nord, sotto la protezione dei nazisti che liberano Mussolini, risorge il fascismo. Da un lato l'8 settembre ha per conseguenza la formazione dei movimenti di Resistenza e il loro impegno per la guerra di Liberazione, dall'altro, invece, provocherà lo sbandamento delle truppe italiane impegnate all'estero, lasciate improvvisamente senza istruzioni precise e non in grado di opporre ai nazisti una resistenza organizzata. Dal 1943 alla liberazione, l'Italia vive i suoi due anni più duri della seconda guerra mondiale.
Nell'Italia settentrionale, viene fondato un nuovo stato fascista, la Repubblica di Salò con a capo Mussolini, una sorta di "stato fantoccio" voluto esclusivamente dai nazisti per avere uno stato cuscinetto che potesse rallentare l'avanzata degli Alleati anglo-americani provenienti da sud. In questi 19 mesi nel nord Italia vengono perpetrate tutte le violenze dei soldati tedeschi contro i partigiani, gli ebrei e la popolazione civile che partecipa alla Lotta di Liberazione.
Dopo l'8 settembre si formano gruppi organizzati e spontanei di diverse estrazioni politiche, con l'intento comune di opporsi militarmente e politicamente al governo della Repubblica Sociale Italiana (RSI) e agli occupanti nazisti. Da questa contrapposizione prende il via la "guerra partigiana", che si concluderà il 25 aprile 1945 quando il Comitato di Liberazione Nazionale per l'Alta Italia (CLNAI) decide l'insurrezione armata, che consente di prendere il controllo di quasi tutte le città del nord del paese. La resa incondizionata dell'esercito tedesco avviene il 29 aprile, anche se in alcune città come Genova le forze tedesche si sono già arrese alle milizie partigiane nei giorni precedenti. Per estensione, alcuni chiamano "Resistenza" anche il periodo prebellico e tendono a inglobare nel concetto stesso di Resistenza ogni forma di opposizione alla dittatura di Benito Mussolini.
Si potrebbe affermare addirittura l'esistenza di un movimento resistenziale ante litteram consistente nell'opposizione non solo armata all'ascesa del fascismo e alle violenze squadriste, da parte delle forze di sinistra (socialisti, comunisti, anarchici, sindacati)(8).
Dall'analisi delle violenze che si susseguirono dal luglio 1943 all'aprile 1945(9) possiamo dedurre un metro di valutazione per giudicare i sentimenti con i quali la popolazione italiana ha vissuto questi due momenti. Se, infatti, dopo 25 luglio tutta la popolazione festeggia la caduta del fascismo senza procedere alla caccia al fascista, il 25 aprile si realizzano ulteriori violenze come risposta\sfogo della popolazione nei confronti di quelli che reputavano esser stati i loro carnefici durante i lunghi mesi della repubblica di Salò.

Franco Varini e la Resistenza

Il protagonista della nostra storia, Franco Varini, si avvicina alla Resistenza grazie ai colloqui con il padre anarchico di un suo amico di gioventù, Magri.
L'esperienza vissuta da Franco può essere, ed è "catalogata" come deportazione politica... ma cosa c'è di "politico" in un giovane diciassettenne di Bologna che oltre a queste discussioni sulla vera natura del regime non ha concretamente mai fatto nulla per opporsi al fascismo? Nessun corteo, nessun incarico, nessun attività, nessuna presa di posizione, anzi, anche lui come tanti giovani, nati e cresciuti sotto il fascismo, aveva aderito ai movimenti giovanili fascisti, condividendo lo spirito dell'epoca, contrassegnato dal mito del Duce.

(8)Tratto dal sito internet http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale [http://it.wikipedia.org/wiki/Resistenza_italiana]
(9)Klinkhammer Lutz, Stragi naziste in Italia 1943-44, Donzelli editore, Roma, 2006.


Come racconta lui stesso con molta franchezza, il 25 luglio 1943 viene a sapere della caduta di Mussolini e quell'evento viene vissuto inizialmente con tristezza, come la fine di un grande sogno di grandezza. Questo sentimento è comprensibile solo in un'ottica di adesione e consenso del popolo italiano al fascismo, un consenso formato da anni e anni di propaganda martellante e persuasiva che ha trasmesso a Franco (e alla maggior parte dei suoi coetanei) il sentimenti di far parte di questa grandezza nazionale. La propaganda fascista operava soprattutto in ambito scolastico e mediante apparati collaterali voluti dal fascismo, come l'Opera Nazionale Balilla o successivamente la Gioventù Italiana del Littorio(10) .
Per Franco come per tantissimi altri ragazzi e ragazze lo spazio temporale tra il 25 luglio e l'8 settembre (45 giorni) è stato sufficiente per capire il "grande imbroglio" operato dal regime, un imbroglio in cui erano vissuti fino a quel momento.
Certo la sua presa di coscienza e la sua riflessione personale è stata aiutata dal padre dell'amico, Magri, che gli ha raccontato un'altra "storia" del regime: l'aiuto alla nascita della dittatura franchista in Spagna, le guerre "di conquista" in Africa, l'isolamento e le violenze contro gli oppositori del fascismo. Tutto questo ha fatto crescere in Franco e in altri giovani suoi coetanei un senso spontaneo di rabbia e umiliazione, per essere stati "ingannati" per così tanti anni e aver ridotto l'Italia in quelle tragiche condizioni.
Questa riflessione apre una serie di riflessioni utili per capire non solo la singola vicenda di Franco Varini come partigiano prima e come deportato poi, ma anche per far luce sulla condizione politica e culturale del movimento resistenziale e sulla condotta dei nazifascisti contro gli antifascisti e gli oppositori del regime.
La disamina di tale questione può partire dal riferimento al libro di Valerio Romitelli , in cui l'autore sostiene che sono stati gli stessi partiti politici antifascisti e la storiografia ad aver tolto la dimensione politica ai partigiani, riconoscendo "come politiche partigiane solo le politiche di partito...[e]... insiste nel bocciarli per la loro impreparazione, incultura o ignoranza politica(12) ", non riconoscendo pertanto come politica la dimensione attiva, passionale, collettiva e individuale, e di ardimento estremo e per questo a volte cieco, di questi protagonisti della Resistenza.
Questa riflessione di Romitelli trova straordinaria conferma nell'intervista che dà Franco Varini per il libro Educarsi alla Resilienza(13) :

(10)L'Opera Nazionale Balilla mirava non solo all'educazione spirituale, culturale e religiosa, ma anche all'istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e tecnica. Scopo dell'ONB era infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell'educazione militare e renderli consapevoli della loro italianità e del loro ruolo di "fascisti del domani". Nel 1927 il regime fascista sciolse per legge le organizzazioni giovanili non fasciste, tra cui lo scoutismo, ad eccezione della Gioventù Italiana Cattolica, che dovette comunque ridurre le proprie attività. L'ONB era suddivisa in: Balilla ragazzi dagli 8 ai 14 anni, Piccole italiane ragazze dagli 8 ai 14, Avanguardisti ragazzi dagli 14 ai 18, Giovani Italiane ragazze dai 14 ai 18, Figli della Lupa dai 6 agli 8 anni. Tra i 18 e i 22 anni i giovani entravano poi nei "Fasci Giovanili di Combattimento" e nelle "Giovani fasciste" (gruppi esterni all'ONB). Studenti universitari e delle scuole superiori erano invece tenuti ad aderire ai GUF, Gruppi Universitari Fascisti (anch'essi esterni all'ONB).
(11)Valerio Romitelli, L'odio per i partigiani Come e perché contrastarlo, Cronocopio, Napoli, 2007, pp. 16 - 22.
(12)Ibidem
(13)Elena Malaguti, Educarsi alla ResilienzaCome affrontare crisi e difficoltà e migliorarsi, Erickson, Trento, 2005. Si intende per resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. E' la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria

"Come tanti ragazzi del rione, non sapevamo di entrare in una formazione partigiana, è nato in noi uno spirito antitedesco, antinazista, forse no, più antitedesco; assistemmo dei militari, ci colpì e mi ricordo che decidemmo quasi spontaneamente di creare un gruppo, senza conoscere i pericoli e sapere che cosa avrebbe comportato. Poi ci dissero che eravamo entrati in una formazione partigiana, la V Bonvicini, divisione Bologna, e lì cominciammo ad operare, fino a quando una delazione fu fatta da qualcuno che portò al mio arresto(14) ."

Oltremodo significativa è l'analisi di quest'aspetto che ci dà Rossella Roda(15) , quando ci parla dei 32.000 deportati "politici" italiani. Da questa definizione di "politici" si potrebbe erroneamente intendere che ci si riferisca a persone altamente ideologizzate, mentre invece nella pratica è forse meglio usare il termine di "resistenza civile", perché di fatto furono deportate moltissime persone anche non aderenti a partiti o movimenti politici, ma che per ragioni diverse non confacevano ai comportamenti voluti sia ai nazisti che ai repubblichini (un esempio ci è dato dagli operai e operaie delle fabbriche torinesi e toscane che scioperarono contro il regime e la guerra, o degli studenti universitari).
La scelta spontanea, passionale, e al tempo stesso coerente e autonoma, di Franco Varini, non è stata indolore, ma gli è costata una prigionia in vari campi di concentramento durata complessivamente 10 mesi. In questo periodo ha vissuto in prima persona l'umiliazione della prigionìa, la disumanizzazione dei deportati, le privazioni fisiche per la fame e il freddo, le torture fisiche subite dai nazisti. Condivisero con Franco Varini questa sorte almeno 800.000 italiani tra uomini e donne, che furono deportati in Germania negli ultimi 20 mesi della II guerra mondiale. Questo numero si può suddividere nel seguente modo: circa 650.000 sono i cosiddetti IMI (Internati Militari Italiani), cioè i soldati italiani arrestati dai nazisti perché dopo l'8 settembre si rifiutarono di continuare a combattere per la Germania; 100.000 persone furono rastrellate dai nazisti e dai repubblichini in azioni antipartigiane e nelle retrovie del fronte, gli ultimi 40.000 sono deportati per motivazioni politiche e\o razziali, di questi 8.000 sono ebrei che finiscono soprattutto ad Auschwitz.
L'esperienza di Varini può considerarsi, quindi, paradigmatica sia per la presa di coscienza di quello che era il fascismo e per la conseguente scelta individuale contro il nazifascismo. Questa è la considerazione fortemente educativa e pedagogica, che può e deve, essere trasmessa agli alunni. Ogni persona anche nei momenti più duri e difficili può comunque compiere una scelta di libertà in controtendenza alla massa delle persone (come era l'Italia fascista di quegli anni). Questo elemento, legato a un'esperienza e ad un avvenimento del passato, come la II guerra mondiale, in quest'ottica può essere attualizzato ai ragazzi, potendo far passare il messaggio che ogni atto, libero, civile e responsabile è un atto "politico"

umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.
(14)Ibidem
(15)Rossella Ropa, La deportazione politica dall'Italia: memoria, storia, ricerca, tratto dal sito internet http://www.istitutomontessori.it/luoghidellamemoria/pdf/10_ropa.pdf, pp. 106- 109.


una continua "presa di coscienza" nei confronti delle situazioni attuali "spesso strisciantemente fasciste" o per dirla alla Primo Levi piene di "zone grigie".

A cura di Daniele Susini, per ANPI Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, di Rimini.

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