L'elogio della libertà

Per non dimenticare la Shoah
Romanzi (in biblioteca) per conoscere i volti bui delle dittature e dei totalitarismi
Giorno della Memoria - 27 gennaio 2011

La libertà non è altro che una possibilità di essere migliori, mentre la dittatura è certezza di essere peggiori.
A. Camus, Resistenza, ribellione e morte

Uno dei meriti della letteratura è appunto quello di aiutare una persona a rendere più specifico il tempo della propria esistenza, a distinguersi dalla folla dei suoi predecessori e da quella dei suoi contemporanei, a evitare la tautologia – cioè il destino di chi può fregiarsi del titolo onorifico di “vittima della storia”
[Josif Brodskij, Dall’esilio]

Il 27 gennaio con il “Giorno della Memoria” ogni anno si ricorda l’abbattimento dei cancelli del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau nel 1945. Quell’evento è divenuto il simbolo di uno dei più feroci capitoli della storia umana, ma altre orribili dittature hanno afflitto l’umanità nei secoli scorsi e ancor oggi esistono paesi che appaiono come carceri immensi, dove l’assenza di diritti e libertà, le pressioni psicologiche, l’offesa costante della dignità, la cancellazione delle identità individuali, spesso unite a povertà profonde, mettono in ginocchio interi popoli, privandoli di ogni possibilità di futuro. Il problema delle dittature, dell'autoritarismo o del totalitarismo non è solo un problema storico ma appartiene ai nostri giorni.

Oltre ai tre totalitarismi più grandi del Novecento: fascismo, nazismo e stalinismo, l’ideologia totalitaria si è manifestata in forme diverse. Esistono dittature con caratteristiche varie: dittature messianiche o militari, dichiarate o nascoste, autoritarie, cesaristiche, totalitarie, ma il risultato finale è il medesimo: la confisca della vita umana. Conoscerle, attraverso i ragionamenti della saggistica o la narrazione letteraria, vale a dire attraverso ogni forma e linguaggio disponibile, può aiutare a comprendere l’incomprensibile, a decifrarne i volti oscuri, ad allertarci su un pericolo mai troppo lontano, a riconoscerle in tutte le forme sotto cui ancor oggi si presentano.

La bibliografia sull’argomento risulta sterminata, a partire dalla pubblicazione di quello che molti considerano un testo fondamentale: Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt (1951). Il catalogo on line della biblioteca (http://opac.provincia.ra.it/SebinaOpac/Opac), grazie alla ricerca per argomenti, costituisce un utile e facile strumento per la sua redazione. Si è dunque ritenuto più proficuo estrapolare dai nostri cataloghi una bibliografia letteraria, altrimenti più difficilmente recuperabile, che non ha pretese di esaustività, ma vuole essere un percorso nelle letterature di vari paesi che nella contemporaneità hanno conosciuto o conoscono la violenza generata dalla cancellazione delle libertà e dei diritti umani. Va da sé che in alcun modo la letteratura possa, né debba sostituire la storia. Entrambe cercano la verità, ma mentre la storia cerca una verità fattuale, “quanto è avvenuto in un determinato momento e luogo”, la letteratura insegue verità contraddittorie. I romanzi, sono fiction tridimensionali, chiarisce Orhan Pamuk, che parlano di conoscenze personali, ma al tempo stesso conducono a intuizioni su qualcosa di più profondo, che riguarda il mondo e la vita.

Primo Levi, una delle più indomite e illustri “vittime” del totalitarismo nazista, che con lucidità e intensità ha narrato la perfetta “distruzione dell’uomo” dentro le macchine infernali dei lager, ha insegnato la forza catartica, salvifica della scrittura: unica difesa dal silenzio che nasce dalla distruzione della lingua e della parola, di cui il totalitarismo si serve nel suo percorso di cancellazione delle identità individuali e collettive.

La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità
[Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira)