Diversi da chi?

Vecchi e nuovi pregiudizi ed emarginazioni
Proposte di lettura per i ragazzi
Bibliografia per il Giorno della Memoria

Dalla fine degli anni Novanta, anche la scuola italiana, come quella di altri Paesi europei, ha maturato la consapevolezza di essere un centro privilegiato per la formazione della moderna società multiculturale. Una consapevolezza rafforzata indubbiamente dal fenomeno migratorio che anche in Italia appare in costante aumento, tanto che oggi, in quasi tutte le classi, c’è almeno un bambino o un ragazzo straniero, spesso proveniente da altri Continenti, portatore di culture, tradizioni, talvolta sembianze diverse da quelle degli altri compagni. 

Di qui, dunque, hanno iniziato a svilupparsi una sensibilità e un’attenzione particolare per il tema delle “differenze” che porta alla riflessione sulla necessità e l’elaborazione di percorsi di educazione interculturale: conoscere le culture diverse; decostruire stereotipi e pregiudizi; riflettere nel confronto sui ‘nostri’ valori culturali, riconoscendo le differenze ma anche le somiglianze. In sostanza, educare i giovani studenti al valore dei diritti umani e delle libertà fondamentali, come del resto sancito sia dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che dalla nostra Costituzione, con l’obiettivo di prepararli ad esercitare i propri diritti nel riconoscimento e nel rispetto dei diritti altrui. 

Ecco dunque che la piccola bibliografia predisposta da Alice Bigli, direttrice del Festival di letteratura per ragazzi Mare di libri e animatrice culturale instancabile ed appassionata, offre agli insegnanti, ma anche a genitori ed educatori, spunti interessanti per avvicinare i ragazzi a una riflessione sul concetto di diverso. Lavorare sulle diversità implica, per forza di cosa, interrogare in maniera critica la costruzione delle proprie identità e il radicamento degli stereotipi nell’immaginario comune. Anche perché sono proprio gli stereotipi che spesso fondano, per contrasto o dissociazione, ciò che siamo o che pensiamo di essere (se lo zingaro o l’ebreo, per fare solo un esempio, cristallizzano paure e pulsioni negative, incarnando ogni forma del male, la mia identità si baserà su valori antitetici: io non sono cattivo, sporco, pericoloso come “lui”). 

Molteplici possono essere gli obiettivi didattici che un percorso basato sulla lettura di uno o più libri tra quelli consigliati potrebbe prefiggersi per promuovere una discussione collettiva sulla diversità. Ne suggeriamo solo alcuni: - individuare i meccanismi psicologici che inducono ai concetti di "supremazia di una razza e/o di un individuo" e provocano "prevaricazione ed emarginazione del diverso"; - individuare stereotipi e pregiudizi e proporre la loro destrutturazione. - indurre il superamento dei conflitti in base alla conoscenza, alla fiducia, alla comunicazione e alla cooperazione, come risorse singole e di gruppo; - indurre alla consapevolezza e al rispetto dei diritti umani a prescindere da nazionalità, razza, sesso, fede religiosa, stato fisico e/o mentale; - introdurre gli studenti ai concetti di pensiero stereotipo e pregiudizio, perché sviluppino un atteggiamento maggiormente critico nei confronti dei più diffusi luoghi comuni sull’immigrazione straniera. 

La formazione di una coscienza critica e di una cittadinanza consapevole è attualmente richiesta alla scuola anche attraverso momenti commemorativi attorno a giornate della memoria, di cui il 27 gennaio (data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz), Giorno della Memoria della Shoah, costituisce un esempio molto significativo. Ai più piccoli la Shoah non va spiegata come paradigma del male o come esempio terrificante della cattiveria umana mediante la concezione della camera a gas. Non occorre evocare Auschwitz o l’orrore dei campi. Basterebbe focalizzare l’attenzione sull’inizio e non sulla fine della storia, ovvero raccontare come è stato possibile, nell’indifferenza della maggioranza delle persone, privare i bambini e i ragazzi ebrei dei diritti fondamentali come il diritto allo studio, impedendo loro di vivere normalmente come tutti gli altri coetanei. Questo approccio consentirebbe di spiegare persino a studenti più giovani di quelli a cui si rivolge questa bibliografia. Qualunque bambino, anche il meno interessato a queste vicende, riesce a capire che cosa si prova quando da un giorno all’altro nessuno ti rivolge più la parola, parla di te chiamandoti “ebreo” e non col tuo nome di battesimo, vieni cacciato da scuola e dai luoghi pubblici per la sola colpa di essere naDipingere gli ebrei come diversi dal genere umano e come nemici, considerarli “una questione da risolvere” è stato il primo passo per costruire il percorso che ha condotto all’eliminazione dalla faccia della terra. La Shoah, crimine senza precedenti, anche se non l’unico genocidio dell’epoca moderna, ha potuto compiersi anche grazie all’indifferenza di tante persone (i cosiddetti Bystanders, o spettatori della storia) che di fronte al compiersi del male hanno voltato la testa dall’altra parte, persone che non hanno saputo o non hanno voluto guardare il volto umano delle vittime perseguitate. Ma la Shoah ha potuto compiersi anche grazie al martellante lavoro di propaganda antisemita svolto dal regime nazista (e dal regime fascista) che ha preparato le coscienze, plasmando e addormentando gli intelletti e inculcando nelle masse in maniera straordinariamente efficace l’idea che l’ebreo non fosse più una persona come gli altri, ma un essere profondamente diverso perché demoniaco e pericoloso per l’umanità intera. 

Quando non riusciamo più a scorgere nell’altro la sua umanità, quando l’immagine stereotipata prevale sulla nostra visione della realtà, è più facile compiere il male, perché la logica interna che ci motiva a perpetrarlo è quella di compiere un dovere socialmente utile (si pensi agli sgomberi dei campi nomadi, spesso effettuati in condizioni disumane e senza pietas nemmeno per i più piccoli, azioni presentate da parte dell’informazione pubblica e opinione politica come atti di emergenza, dunque necessari e urgenti per il bene comune, interpretando il concetto di sicurezza in termini di esclusione ed espulsione). 

Tuttavia lavorare in classe sulle diversità non dovrebbe, a nostro giudizio, limitarsi a un compito di moralizzazione, perché il rischio è quello di usare le storie delle comunità e delle minoranze come pretesti per impartire lezioni di vita ai nostri studenti. In realtà, un lavoro veramente efficace dovrebbe saper coniugare la lezione di storia (chi sono i diversi? Quali sono i contesti sociali e politici che permettono a una minoranza di essere etichettata come diversa e di essere un soggetto a rischio? Quali sono i meccanismi e i fattori che permettono a uno stereotipo di radicarsi nel tessuto mentale di una società? Come si struttura il razzismo moderno?) con la lezione di educazione civica. <

La scena più forte di tutto il film Schindler’s List di Spielberg, a detta dei critici cinematografici e dei cultori della materia, e quella di cui Oskar Schindler, dall’alto di una collina vede la liquidazione del campo per gli ebrei di Plaszów a Cracovia, con scene di terribile violenza. Nel mezzo della folla, il regista inquadra una bambina con un cappottino rosso, l’unico elemento di colore in un film volutamente in bianco e nero. Oskar Schindler vede quella bambina impaurita e in quell’istante matura la sua decisione di fare qualcosa per salvare gli ebrei perseguitati. Decide, cioè, di non essere più spettatore, ma protagonista consapevole della storia. Perché dentro a quel cappottino rosso non ha visto “una bambina ebrea”, ha visto “una bambina”. Un essere umano. E di fronte all’umanità sofferente, siamo noi stessi a essere chiamati in causa. <

Da sempre la letteratura è lo strumento privilegiato per indagare l’animo umano. Alleandosi con la storia, la narrativa può indubbiamente avere maggiore forza nel riuscire a suscitare interesse per la condizione umana nei nostri ragazzi, magari conducendoli a constatare che chiunque può diventare, in un dato momento e in determinate condizioni, il diverso da emarginare e discriminare.
Laura Fontana
responsabile Progetto Educazione alla Memoria del Comune di Rimini

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