Seminario 2019-2020

La lingua dell'odio e del mito del superuomo
pratiche e linguaggi di violenza totalitaria
nella Germania nazista e nell'Italia fascista

Seminario di formazione per gli studenti delle scuole secondarie di II grado
classi quarte - Anno scolastico 2019-2020

Introduzione

«Ripetete una cosa qualsiasi cento, mille, un milione di volte e diventerà verità».

(Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del regime nazista in Germania, 1933-1945)[1]

E’ cosa nota che i regimi dittatoriali hanno utilizzato le infinite possibilità offerte dal linguaggio per distorcere la realtà a proprio vantaggio, crearne una versione ufficiale e mitologica, indottrinare la popolazione e diffondere pratiche di odio e di disprezzo. Le parole, da sempre, servono per fabbricare l’immagine dell’altro -il nemico politico, ideologico o razziale –e per alimentare la propaganda di diffamazione e di persecuzione degli individui e delle categorie prese di mira, ma il lessico, proprio per le sue caratteristiche di flessibilità e di creatività senza confini, serve anche per dare forma alle utopie divulgate come verità al popolo, in particolare il mito dell’uomo nuovo che il nazionalsocialismo ha promosso durante i dodici anni del governo di Adolf Hitler, come è accaduto, con similitudini e differenze, anche sotto il fascismo italiano di Benito Mussolini e il comunismo sovietico.

Può forse sembrare banale ricordarlo, ma per affermare politicamente l’idea di un uomo migliore, destinato a prevalere e ad affermarsi sugli altri, per rendere questa idea convincente e seduttiva, le parole  sono indispensabili (senza, tuttavia, trascurare l’uso sapiente che questi regimi hanno fatto delle immagini per sostenere i propri messaggi politici), tanto quanto sono indispensabili quelle per creare il polo opposto, cioè l’alterità negativa, il cui riferimento costante deve servire come stimolo e pulsione ad aderire al modello diffuso come positivo e vincente. In altre parole, la propria identità si afferma anche per contrapposizione a quella altrui. In un’ideologia come quella nazista che ha tra le sue parole chiave un termine come Volksgemeinschaft (la “comunità del popolo”, intendendo il popolo come un insieme di individui della stessa etnia ed origine biologica, e dalla perfetta salute fisica, in sintesi “gli Ariani perfetti”), il noi professato dal regime come popolo degli eletti trova la sua forza aggregativa nel richiamare costantemente il disprezzo per gli altri, i deboli, i diversi, gli imperfetti, i nemici, rispetto ai quali die Juden (gli ebrei) rappresentano la sintesi più efficace.

Il seminario rivolto agli studenti delle classi quarte delle scuole secondarie di secondo grado del Comune di Rimini si propone di approfondire le pratiche di costruzione e diffusione di una cultura segnata dall’odio, dal disprezzo, dal mito della superiorità e della razza durante il nazionalsocialismo e il fascismo italiano. Analizzando come vengono manipolate, ma soprattutto ricreate, le lingue affinché siano sostanza e non solo forma del messaggio ideologico del regime, cercheremo di interrogarci sugli effetti e sulle conseguenze che hanno prodotto il razzismo e l’antisemitismo in Germania e in Italia, nel periodo storico preso come riferimento. Ma una lingua non è solo un vocabolario scelto o censurato, una sintassi privilegiata, un tono o un registro predominante nei discorsi politici e nella comunicazione pubblica. La lingua agisce razionalmente e irrazionalmente sulle menti alle quali è diretta, produce effetti e influenza i comportamenti delle persone anche quando utilizza supporti comunicativi particolarmente rilevanti nel Novecento, come ad esempio il cinema, strumento di cui sia il nazismo che il fascismo seppero fare un uso strategicamente importante.

Il percorso di studio si articola in 5 incontri più un’attività individuale (una lettura ragionata di un testo, oppure un’analisi critica di un documento storico) che sarà comunicata ai partecipanti entro dicembre 2019.

Al termine del seminario, un gruppo rappresentativo di studenti e studentesse appartenenti a tutti gli Istituti scolastici coinvolti prenderà parte ad un viaggio studio che si effettuerà in ottobre 2020 (quindi in coincidenza dell’ultimo anno di studio) con destinazione l’Austria e con visite guidate agli ex campi di concentramento di Mauthausen e di Gusen e al centro di sterminio con il gas del castello di Hartheim (4 giorni).

I criteri di selezione dei partecipanti vengono condivisi con gli insegnanti referenti per l’Attività di Educazione alla Memoria nominati da ogni Scuola e prevedono la frequenza a minimo 4 incontri su 5, con l’elaborazione individuale correttamente svolta e nei tempi assegnati.

In caso un Istituto scolastico non abbia, alla fine del percorso, nessuno studente idoneo al viaggio-studio, il numero dei posti assegnati verrà attribuito alle altre scuole, privilegiando quelle col maggior numero di candidati idonei.

Verrà chiesta agli studenti ammessi al viaggio una quota di partecipazione alla spese di circa 60 euro.

Responsabile dell'Attività di Educazione alla Memoria: Dott.sa Laura Fontana

Tutor degli studenti: prof.sa Lidia Gualtiero

PROGRAMMA DEL SEMINARIO

Gli incontri si tengono presso la Sala del Giudizio del Museo della Città (via Tonini n1 ( Rimini

dalle 15 alle 17.00

martedì 29 ottobre

Il FASCISMO: PROPAGANDA E COSTRUZIONE DEL CONSENSO

Riccardo Brizzi, Università di Bologna

L’intervento analizzerà le modalità propagandistiche e di conquista
del consenso attuate dal fascismo nel corso del Ventennio (1922-1943).

In particolare si osserverà come la strategia del regime si sia dispiegata
attraverso una pluralità di strumenti – dalla stampa alla radio, passando
per lo sport – volti ad alimentare il culto del Duce e a consolidare
l’immagine della nuova Italia fascista.

Martedì 26 novembre

L'ODIO CONTRO GLI EBREI: DAL PREGIUDIZIO ALL'ANTISEMITISMO

Francesca Panozzo, Istituto per la storia della Resistenza e dell'Italia contemporanea della Provincia di Rimini

L'antisemitismo ha le sue radici in un sentimento che caratterizza l'uomo: l'odio.

L'odio permette a un gruppo sociale di definire la propria identità nel confronto con l'“altro” e, in determinati momenti storici, l'“altro” è l'ebreo.

Nel corso dei secoli, l'odio contro gli ebrei ha mutato la sua forma, ha utilizzato strumenti diversi e ha cavalcato stereotipi anche in contrasto tra loro. L'intervento ne ripercorrerà l'evoluzione, dal pregiudizio all'antisemitismo.

Giovedì 20 febbraio

INSEGNARE IL RAZZISMO: LA SCUOLA FASCISTA NELLA STAGIONE DEL RAZZISMO E DELL'ANTISEMITISMO

Gianluca Gabrielli, Università di Macerata

Quale immaginario era presente nella scuola italiana alla vigilia delle leggi razziali? Quali elementi di propaganda caratterizzarono la comunicazione didattica negli anni del razzismo di Stato?

L'intervento cerca di entrare nella vita scolastica dell'epoca per mostrare alcuni aspetti di funzionamento della macchina razzista rivolta ai giovani e alle giovani.

Giovedì 27 febbraio

PERICOLOSE AMBIVALENZE. VIAGGIO ATTRAVERSO LE RAPPRESENTAZIONI DELL'ODIO NELL'ARTE CINEMATOGRAFICA.

Fabrizio Leone, CVM, docente di storia e filosofia, coordina Lidia Gualtiero

Grazie all'analisi di alcune sequenze tratte da film come "La fontana della vergine", "L'odio", "L'onda", "Noah", "Strane storie", "La sposa in nero" e altri, verrà proposto un percorso di ricerca finalizzato alla comprensione di uno dei sentimenti più controversi ella specie umana.

martedì 10 marzo

LA LINGUA NAZISTA: DALLA LINGUA DEL TERZO REICH ALLA LINGUA DEI LAGER

Laura Fontana, Attività Educazione alla Memoria Rimini

Nell'ideologia nazista la lingua non è solamente uno strumento formale attraverso il quale si afferma il potere, fatto di censure, nuovi vocaboli e registri comunicativi che variano a seconda che Hitler e il suo regime si rivolgano alla Volksgemeinschaft (la comunità etnico-biologica del popolo tedesco) o che si riferiscano in terza persona agli “altri” (i nemici, in primo luogo gli ebrei, verso i quali si usa una grammatica all'insegna del disprezzo e della violenza), ma è soprattutto sostanza, materia viva indispensabile per creare, trasmettere e rendere convincente la visione del mondo e la concezione dell'umanità professate dal nazionalsocialismo. Non si tratta, quindi, solamente di repertori linguistici in uso sotto il Terzo Reich ma di comprendere come funziona una lingua per sedurre, prima che per reprimere, tracciando confini tra inclusione ed esclusione e giustificando pratiche di violenza.


[1]In realtà, sebbene molti fonti attribuiscano a Goebbels questa frase, si tratta di una frase in uso nel linguaggio politico europeo da molto prima del nazismo, nota di Laura Fontana).


 

AllegatoDimensione
PDF icon Dispenda seminario in pdf759.81 KB

Hitler di schiena