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STORIE DI BAMBINI E ADOLESCENTI SOTTO IL TERZO REICH 1933-1945

Attività per l'anno scolastico 2013/2014

In memoria di Luciano Gambini
Nel cinquantesimo anno di attività del Comune di Rimini
a favore della memoria della deportazione e della Shoah (1964-2014)

Opuscolo Attività 2013-2014

"Hai visto il male,
hai visto tutte le forme del male,
per questo devi rivolgerti alle persone.
Perché le persone dovrebbero avere una nozione
di ciò che il male è, dovrebbero averne una qualche comprensione.
Così come dovrebbero avere una nozione del fatto che,
di fronte al male,
è possibile rimanere umani.
Questo non va mai dimenticato, quando si insegna l’Olocausto:
si può fare esperienza del male, di un terribile male,
ma non identificare se stessi con questo male;
non diventare male a propria volta."
        Aharon Appelfeld, Cosa fare del male che si è guardato in faccia?

È possibile raccontare la storia del Terzo Reich attraverso le vicende dei bambini e degli adolescenti la cui giovane età fu spezzata o travolta dall’avvento del nazismo?L’attivitàdi Educazione alla Memoria che viene proposta per questo anno scolastico si apre con una citazione del grande scrittore israeliano Aharon Appelfeld, ebreo di origine rumena,che aveva soli 8 anni all’epoca della Shoah e dunque fu testimone oculare da bambino della guerra e dell’orrore della persecuzione degli ebrei. Appelfeld riuscìa fuggire dal campo di concentramento dove era rinchiuso col padre e a nascondersi per tre anni in un bosco, sopravvivendo da solo alla guerra, per poi immigrare in Palestina, oggi Stato di Israele. Divenuto scrittore, i suoi libri sono tradotti in tutto il mondo ed è stato insignito di innumerevoli premi per la sua opera e testimonianza. Come afferma nella frase che abbiamo scelto, Appelfeld ha visto in faccia il male (l’orrore dei lager e dello sterminio) ma ha scelto di non lasciarsi contaminare dalla barbarie e dall’inumanità dei tempi drammatici in cui ha vissuto. In ogni guerra, i bambini sono le vittime più indifese. Brutalmente trasportati da un mondo familiare e rassicurante a un mondo sconosciuto, fatto di privazioni, esclusione, paura, fame, violenza, sono spesso costretti a seguire il destino degli adulti, senza avere né gli strumenti per resistere o difendersi, né la capacità e maturità per comprendere la situazione. Inoltre, nei libri di storia i bambini non hanno voce, sono assenti oppure spariscono dietro le cifre delle vittime o nelle ricostruzioni dei grandi eventi. Non che non abbiano lasciato tracce della propria percezione del male (si pensi ai diari come quello di Anne Frank, per fare solo un esempio molto conosciuto, oppure ai disegni dei bambini ebrei rinchiusi nel campo-ghetto di Terezin in Cecoslovacchia), ma nella maggioranza dei casi la storiografia non si interessa al loro punto di vista, ritenendoli testimoni ingenui e forse poco affidabili proprio per l’etàin cui hanno vissuto e visto compiersi il male. Eppure in un genocidio come la Shoah (e in ogni genocidio), l’assassinio programmato dei bambini rappresenta proprio una delle specificitàdi questo crimine, che èun progetto volto a distruggere completamente un gruppo/popolo preso di mira. E nel caso degli ebrei si trattava letteralmente “di far scomparire questo popolo dalla faccia della terra” (l’espressione è del Reichsfuhrer Heinrich Himmler). Vogliamo riflettere sul rapporto nazismo-bambini visto attraverso la lente focale del doppio percorso inclusione/esclusione che ha caratterizzato la politica di Adolf Hitler nei confronti della gioventù e dell’infanzia. Al centro dell’ideologia nazista c’è infatti il concetto di “Volksgemeinschaft” (la comunitàdel popolo tedesco, intesa su base etnico-biologica, ovvero del sangue puro). Non si parla mai di popolazione tedesca ma appunto di comunità del sangue in senso razziale e biologico (si nasce “ariani”), in virtù della quale ci sarebbero razze elette e razze inferiori  da perseguitare (gli slavi, i neri, gli zingari) e, tra queste ultime, razze maledette e pericolose per il futuro della Germania e dell’umanità(gli ebrei). Da un lato, dunque, il regime nazista promuove una politica di inclusione nella "Volksgemeinschaft" riserva solo ai bambini “ariani” in buona salute, i quali vengono sottoposti fin dalla più tenera età a un rigidissimo martellamento ideologico che insegna loro a odiare l’ altro e i nemici (gli ebrei), mentre i più  grandi sono educati mediante un addestramento para-militare all’insegna della durezza. Approfondiremo questo aspetto anche attraverso il cinema e raccontando storie di ragazzi la cui adolescenza fu spezzata dal nazismo, tra consenso, ubbidienza, paura e ribellione ( I ragazzi del Reich, L'onda, Swingkids). Dall’altro, invece, il regime nazista persegue una politica volta a escludere dalla "dalla "razza eletta" e dalla Germania( inteso in senso ampio, cioè il Reich dei Mille Anni) sia i bambini tedeschi “ariani” considerati imperfetti e “bocche inutili da sfamare”, ovvero i bambini nati con malformazioni fisiche (anche leggere) o disabilitàmentali, sia i bambini ebrei appartenenti alla “razza maledetta”, colpevole di contaminare il sangue puro degli "ariani"e di costituire un pericolo per il benessere collettivo. Per questi bambini, ebrei e non ebrei, viene realizzato un piano di morte. Almeno 5.000 bambini tedeschi non ebrei vengono uccisi da medici e infermieri con la cosiddetta “operazione eutanasia”, cioè assassinati in cliniche speciali perché considerati geneticamente tarati, portatori di “sangue marcio” e pertanto indegni di appartenere alla “razza ariana”, nonchéinutili alla Germania. Ma ènei confronti delle vite dei bambini ebrei di ogni Paese dell’Europa occupata che questa politica di esclusione viene portata alle estreme conseguenze, concepita come un’operazione di gigantesca bonifica sanitaria della “razza” umana. Salvo una minoranza che riuscìa salvarsi, i bambini ebrei seguirono lo stesso tragico destino degli adulti: discriminati, esclusi, umiliati pubblicamente, poi perseguitati e deportati verso Est, trovarono la morte asfissiati nelle camere a gas di Treblinka e di Auschwitz o nei gaswagen in Serbia e a Chelmno, oppure fucilati dalle Einsatzgruppen, o vittime di esperimenti medici crudeli nei lager, o ancora lasciati morire di fame nei ghetti e nei campi di prigionia. Un destino condiviso - seppur con modalità e proporzioni diverse da Paese a Paese - anche da centinaia di migliaia di bambini zingari sinti e rom perseguitati dal nazismo. Sotto il Terzo Reich, un milione e mezzo di bambini ebrei vengono assassinati per la sola colpa di essere nati. La maggior parte di loro aveva meno di quindici anni. Solo ad Auschwitz, i bambini ebrei rappresentarono oltre il 20% delle vittime. L’attivitàche ogni anno proponiamo alle scuole di Rimini ha una forte dimensione storico-politica. Perchécrediamo che è solo da un corretto approccio con la storia della Shoah che può nascere una memoria collettiva della Shoah capace di interrogare politicamente, e non solo moralmente, il nostro presente. Per questo non chiederemo ai nostri studenti di identificarsi nelle vittime, né vogliamo produrre solo commozione nel raccontare loro le vicende tragiche dei bambini sotto il regime hitleriano, ma proveremo invece ad accompagnarli in una riflessione sul senso della vita sotto una dittatura, sui diritti fondamentali dei bambini e di ogni essere umano. Tre saranno gli aspetti fondamentali su cui concentreremo la nostra attenzione e il nostro lavoro con gli studenti e gli insegnanti:
1) l'educazione dell'infanzia e dei giovani tedeschi, esplorando sia il fenomeno di indottrinamento di massa che le esperienze marginali, ma significative, di disobbedienza e dissidenza da parte di gruppi di ragazzi e ragazze che sfidarono ilregime;
2) la politica di purificazione della "razza ariana" che combina strumenti di sostegno e rafforzamento della natalitàtedesca con misure criminali contro bambini malati e di origineebraica, sinti e rom;
3) l’esempio di coloro che non rimasero indifferenti davanti al male e si adoperarono con grande coraggio per prestare soccorso e salvare i bambini condannati a morte (attraverso l'esempio dei Giusti).

Laura Fontana
Responsabile Attività di Educazione alla Memoria