Daniele Susini scrive sul viaggio-studio in Polonia:
"Auschwitz non è solo un luogo fisico, dove i nazisti hanno realizzato uno nei più grandi crimini della storia, è allo stesso tempo un luogo mentale, evoca e incarna in ognuno di noi, immagini, riflessioni su quello che è chiamato il "male assoluto", il punto di non ritorno del genere umano".....
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Auschwitz non è solo un luogo fisico, dove i nazisti hanno realizzato uno nei più grandi crimini della storia, è allo stesso tempo un luogo mentale, evoca e incarna in ognuno di noi, immagini, riflessioni su quello che è chiamato il "male assoluto", il punto di non ritorno del genere umano. Attualmente la II Guerra mondiale è il periodo più studiato dagli specialisti della storia; la Shoah in particolare è uno degli argomenti più trattati, questo fa sì che il genocidio degli Ebrei sia universalmente considerato un simbolo delle ingiustizie umane.
L'ANPI di Rimini collabora con il Comune di Rimini e con l'Istituto Storico della Resistenza per realizzare ogni anno un percorso formativo sul tema della Memoria rivolto ai ragazzi delle V superiori che termina con un viaggio studio presso un campo di concentramento.
"L'eredità di Auschwitz" questo è il titolo che Georges Bensoussan sceglie per un suo illuminante testo; voglio proprio partire da quest'intitolazione per cercare di formulare qualche rapida considerazione sui viaggi della Memoria e sul ruolo che l'ANPI dovrebbe avere in questo genere di iniziative, oggi strumento soventemente usato per la formazione di ragazzi e adulti.
Chi studia la Shoah sa che è costretto a confrontarsi con una grande verità storica, spesso non conosciuta da un pubblico non specialista, ovvero che lo sterminio degli Ebrei non è una caduta improvvisa nella barbarie, una sorta di buco nero della ragione umana", ma, al contrario, un prodotto della modernità e della civiltà contemporanea che contiene, in sé, anche la barbarie.
Auschwitz-Birkenau e tutti i campi di sterminio sono stati conepiti e messi in funzione come una catena di montaggio verso la distruzione dell'essere umano, voluta con consapevolezza da persone che non erano pazzi o sadici, ma in gran parte uomini comuni, padri e mariti modello, intellettuali, medici, ingegneri, amanti delle arti.
Questa è l'eredità di Auschwitz, un grande fardello che noi contemporanei ci portiamo sulle spalle, spesso, troppo spesso, senza renderci di cosa significhi quest'eredità. Questa concetto, fondamentale per la piena comprensione della Shoah e più in generale di quello che i nazisti misero in atto durante la II Guerra Mondiale, deve essere compreso e metabolizzato da chi vuole emanciparsi dalle visioni più superficiali della Shoah. Quest'eredità ci fa capire grandi limiti dell'uomo, e di come il suo progresso non faccia sempre rima con reale evoluzione sociale.
La II Guerra Mondiale con tutti i suoi accadimenti è un evento epifanico per la società odierna, da questo evento bellico derivano quasi tutte le politiche sociali e culturali attuali che hanno per oggetto il rapporti tra persone. Non è un caso che chi oggi si occupa professionalmente di intercultura e problematiche legate ai rapporti tra persone di estrazioni culturali diverse, abbia come metro di misura sia storico sia politico, per la valutazione di leggi e politiche attualmente in vigore, la legislazione e le politiche attuate dai nazisti.
Per decenni si è creduto che la cultura potesse bastare per difenderci dai lager e dai genocidi, e ingenuamente ci siamo difesi dell'olocausto definendolo come qualcosa al di fuori della ragione e di tutti quei criteri che l'illuminismo settecentesco ha portato nella civiltà occidentale. Oggi sappiamo che questo assioma non è una verità storica, che la sola cultura non produce l'effetto voluto, ma che deve poggiare ed abbinarsi a una società dei diritti sociali, poiché senza di questo binomio la formazione intellettuale non può, da sola, costituire una barriera nei confronti delle ideologie totalitarie.
Tutto questo è l'eredità di Auschwitz; questo luogo porta con sé un messaggio enorme, difficile da comprendere intellettualmente, difficile da accettare umanamente. Nessun uomo può accettare che un genocidio sia un prodotto realizzato attraverso parametri quali l'efficienza, lo studio, la cultura, l'evoluzione scientifica e la sperimentazione, e nel medesimo tempo che possano esistere uomini che in maniera premeditata possano concepire e pianificare, fin nei minimi dettagli tecnici, lo sterminio di milioni di persone.
Ma allo stesso tempo come ci hanno spiegato Hannah Arendt e Zygmunt Bauman, tutto questo è anche avvenuto perché milioni di persone hanno smesso si pensare e si sono abbandonati a un pensiero delirante e estremista, che vedeva come soluzione di tutti i mali la definitiva eliminazione della "gramigna ebraica" e di ogni diverso presente sul territorio nazionalsocialista.
"Il guaio del caso Eichmann era che uomini come lui ce n'erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali." H. Arendt, La banalità del Male.
Per questo è nostro dovere di storici e di formatori, nonché di iscritti all'ANPI, comunicare nei modi e nei tempi più corretti questa grande e amara verità, soprattutto a chi si accosta per la prima volta a queste tematiche.
Oggi andare ad Auschwitz -senza una sufficiente preparazione storica ed emotiva -può essere, al limite, anche diseducativo perché rischia di pietizzare e far perdere l'essenza altamente formativa di quest'esperienza che deve essere vissuta in tutt'altra maniera da parte di chi vuol capire cosa sia avvenuto nei campi di concentramento. Trasformare il luogo della Memoria nella meta di un pellegrinaggio laico è un modo per non affrontare il nodo centrale che ho prima menzionato.
La stessa decodificazione dei luoghi è, altresì, resa difficoltosa dalla parzialità dei resti rimasti integri - la cui visione non aiuta a comprendere cosa fosse invece la struttura del campo - e dalle condizioni di visita concesse dalla struttura museale, spesso talmente veloci per gestire flussi enormi di persone, da trasformare i visitatori in "turisti dei lager" .
Tale gestione delle visite rischia di banalizzare l'esperienza e di non portare a comprendere l'essenza, cio' che rappresenta Auschwitz per noi e per la storia dell'umanità. Per non cadere in questo rischio è necessario preparare ognuno di noi e i giovani che affrontano tali percorsi alla conoscenza di ciò che è avvenuto in quel determinato luogo. Questo va attuato trasmettendo prima di tutto la storia di quel periodo e di quel luogo, composta da cifre, date, nomi, idee, fatti, luoghi ed eventi, per poter poi su tale base avviare un percorso che porti alla consapevolezza di ciò che è avvenuto e fare in modo che il risultato finale di quest'esperienza sia per tutti, ragazzi e non, la personale civilizzazione che è l'unico vaccino nei confronti della Shoah.
Per ottenere questo risultato i nostri ragazzi, che hanno scelto volontariamente di partecipare a tutto il progetto, hanno affrontato un percorso di studio di oltre 30 ore, alternando lezioni frontali a incontri con il testimone, visioni di film a spettacoli teatrali, e tutto cio' ha permesso loro di conoscere la storia della deportazione attraverso numerose sfaccettature e attraverso diversi linguaggi comunicativi. Una volta giunti sui luoghi, le visite sono state affrontate in maniera storico\scientifica, tralasciando, per quanto possibile i dettagli macabri, per soffermarci sulle modalità di funzionamento dei tre campi di Auschwitz. Solo in questo modo, concentrandosi su quello che è avvenuto, si riesce a superare la reazione emotiva e compassionevole, quel muro di lacrime che è umanamente comprensibile, ma controproducente ( o non sufficiente) per rendersi pienamente conto perché Auschwitz rappresenta un punto di rottura della civiltà occidentale e moderna.
L'ANPI e i suoi accompagnatori hanno in questo percorso formativo un ruolo importante, devono farsi garanti di rispettare questi metodi. Senza questo percorso delle tre C, Conoscenza, Consapevolezza e Civilizzazione, la trasmissione della Memoria subisce una brusca riduzione. Siamo tutti ben coscienti che, oggi più che mai, la Memoria ha un ruolo fondamentale nella formazione umana e civica dei cittadini, dunque saperla valorizzare nei modi descritti può fare la differenza in termini di risultati umani, culturali e di maturazione personale che tutti s'aspetterebbero.
Questa esperienza diretta possiede un fascino totalmente unico e particolare, coinvolgente e pervasivo dell'intimo umano.
Per i ragazzi e per tutti noi Auschwitz non deve essere mai un punto di arrivo, di fine, come lo fu per gli Ebrei, ma - per chi va in viaggio studio - deve rappresentare sempre un punto di partenza per rinnovare un impegno, una consapevolezza, un differente modo di vedere le cose, per continuare a dire "MAI PIU'".