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Rimini invitata in Israele al convegno mondiale sulla Shoah
Ho avuto l'onore, per la terza volta, di essere invitata dallo Stato di Israele, presso l'International School for Holocaust Studies di Gerusalemme.
Dal 6 al 12 luglio scorso, insieme a oltre 700 insegnanti ed educatori provenienti da 52 Paesi di tutto il mondo, ho avuto la possibilità di assistere alla conferenza internazionale promossa da Yad Vashem a Gerusalemme sul tema "Insegnare la Shoah: combattere il razzismo e il pregiudizio".
Un'esperienza unica e molto coinvolgente sia sotto il profilo umano che professionale per i molteplici incontri e per i dibattiti intercorsi con persone diversissime per origine culturale, lingua, religione, tutte impegnate, seppure con modalità e linguaggi diversi, nel difficile compito di sensibilizzare le giovani generazioni sull'importanza dello studio della storia e della trasmissione della memoria, con l'obiettivo comune di promuovere una maggiore consapevolezza del valore dei diritti umani.
La conferenza ha trattato tre argomenti principali: il razzismo e l'antisemitismo nel 19° e 20° secolo, l'insegnamento della Shoah in società multiculturali, l'apporto dei sopravvissuti nella costruzione dello Stato di Israele nel 60° anniversario dalla sua fondazione.
Tanti i contributi di storici di fama internazionale, da Yehuda Bauer a Omer Bartov, da Daniel Bankier a William Meinecke che hanno dibattuto questi temi alla presenza di Ministri dell'Educazione di tutto il mondo, di numerosi sopravvissuti e dei rappresentanti dei principali Musei e Istituzioni legate alla Shoah: Yad Vashem di Gerusalemme, Mémorial de la Shoah e Fondation Mémoire de la Shoah di Parigi, Museo dell'Olocausto di Washington, USC Shoah Foundation di Los Angeles.
Al pomeriggio diversi workshops hanno offerto ai partecipanti l'opportunità di confrontarsi con alcuni modelli pedagogici di insegnamento della Shoah elaborati da colleghi di altri paesi.
Chi scrive ha presentato il laboratorio Sport and Human Rights.The case of the 1936 Berlin Olympic Games, un'unità didattica sulle Olimpiadi di Berlino del 1936 e sull'uso politico dello sport in una società totalitaria. Si tratta di un lavoro ispirato alla storia di molti atleti ebrei, afro-americani e antinazisti che - in palese contraddizione e violazione del codice etico che ispira il principio stesso di olimpismo- hanno subito pesanti discriminazioni alle Olimpiadi organizzate dalla Germania di Hitler.
Ripercorrere le tappe di questa discriminazione offre l'opportunità di approfondire il primo periodo di dittatura nazista, in cui vennero gettate le basi per la persecuzione degli ebrei e dei "non Ariani", ma anche di tracciare inquietanti parallelismi con numerose altre edizioni dei Giochi olimpici moderni, basti citare l'edizione 2008 di Pechino.
Sport and Human Rights è stato richiesto sia da Yad Vashem che dal Museo dell'Olocausto di Washington come modello educativo di un percorso storico sul nazionalsocialismo da proporre alle scuole.
Tra gli Italiani presenti alla conferenza a Gerusalemme, anche Francesca Panozzo, Daniele Susini e Rita Chiappini di Rimini.
Laura Fontana, responsabile del progetto Educazione alla Memoria del Comune di Rimini