Il confine più lungo

Affermazione e crisi dell'italianità adriatica
Mostra fotografica  a cura di Raoul Pupo, Università di Trieste
10 febbraio - 6 marzo 2011
Palazzo del Podestà - Piazza Cavour

Comitato scientifico: Laura Fontana, responsabile Progetto Educazione alla Memoria del Comune di Rimini, Roberto Spazzali, IRSMLFVG, Fabio Todero, IRSMLFVG e Chiara Vigini (ACI).

Primo allestimento in Italia di notevole livello e rigore, con documenti di archivio, materiali video e testimonianze. L’obiettivo è quello di portare a Rimini il frutto della ricerca di un gruppo di storici e ricercatori legati all’Istituto regionale del Friuli Venezia Giulia, dell’Associazione delle Comunità istriane e dell’Università di Trieste, coniugando da un lato l’approfondimento storico e dall’altro una conoscenza diretta dei luoghi di cui si cercherà di individuare caratteristiche e problematiche. L’istituzione nel 2004 della Giornata del Ricordo ha fatto compiere un salto di qualità alla riscoperta della storia del confine orientale italiano e delle tormentate vicende delle popolazioni che nell’800 e nel ‘900 risiedevano nell’area giuliano-dalmata. Numerose celebrazioni si susseguono ormai regolarmente ogni anno ed anche la scuola sta dedicando al problema un ampio interesse, testimoniato dalla proposta sull’argomento di un tema per l’esame di maturità dell’anno scolastico 2009-2010. Di fronte a tale ampia domanda di storia emerge la necessità di strumenti conoscitivi rigorosi ma al tempo stesso di facile lettura da parte di un pubblico non specialistico, capaci di offrire una prima informazione, di indicare piste di approfondimento, di suscitare discussioni senza riproporre le polemiche che molto spesso hanno appesantito la rivisitazione di quel passato. In tale prospettiva si pone il progetto della mostra Il confine più lungo. Affermazione e crisi dell’italianità adriatica. Il titolo individua la lunga fascia che dalle Alpi Giulie scende lungo la costa dalmata fino alle Bocche di Cattaro. E’ questa infatti l’area in cui fra ‘800 e ‘900 è avvenuto il processo di formazione parallela e competitiva dell’italianità e dello jugoslavismo, che hanno continuato a confliggere fin oltre la metà del secolo scorso. Questo processo, ed i suoi tragici esiti, sono il tema della mostra, apologo di come la formazione delle identità nazionali - uno dei fenomeni sicuramente caratterizzanti la contemporaneità e di per sé generatore anche di virtù civiche e motore di lotte per la libertà - può condurre a conseguenze catastrofiche. Un esito del genere si è rivelato particolarmente frequente e devastante nei territori plurali, abitati cioè in epoca pre-nazionale da popolazioni diverse per lingua e tradizioni, che sono divenute oggetto nella fase della nazionalizzazione di intense politiche di omogeneizzazione capaci di stravolgere la fisionomia del popolamento. Sotto questo profilo, le vicende dell’Adriatico orientale rivestono - purtroppo - un carattere esemplare.