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Rethinking Liberation - Ripensare la liberazione

Conferenza di Dan Stone, Royal Holloway University Londra
Sabato 27 gennaio 2018, ore 17, Sala del Giudizio, Museo della Città L. Tonini


Introduzione a cura di Laura Fontana, responsabile Attività di Educazione alla Memoria e Responsabile Italia Mémorial de la Shoah Parigi 

Nel suo recente studio La liberazione dei campi. La fine della Shoah e le sue eredità (pubblicato da Einaudi nel 2017) lo storico britannico Dan Stone, docente universitario di storia moderna alla Royal Holloway University di Londra, dove dirige l’Istituto di Ricerca sull’Olocausto, ha presentato un quadro di insieme molto ben documentato delle diverse esperienze di liberazione alla fine della Shoah.

 

Il saggio, che colma una lacuna nella storiografia (almeno in lingua italiana), ha messo in luce le reazioni degli Alleati Occidentali e dell’Armata Rossa Sovietica nel momento in cui varcarono i cancelli dei campi di concentramento e di sterminio, incontrando lungo la loro avanzata anche i sopravvissuti alle “marce della morte” e i prigionieri che si erano salvati nascondendosi dai loro aguzzini. Basandosi su un corpus ricco e diversificato di fonti documentarie, tra le quali numerose testimonianze orali, Stone ha anche mostrato come nei mesi immediatamente successivi alla fine della guerra i sopravvissuti dei lager, in particolare coloro che per varie ragioni non poterono fare ritorno a casa (tra cui soprattutto gli ebrei dell’Europa orientale e i cittadini sovietici o residenti in territori caduti sotto il dominio sovietico), diventarono “persone indesiderate”, cioè da gestire come sfollati da rimpatriare, o destinare da qualche parte, (DPs, displaced persons) le quali rimasero a lungo in campi attrezzati come centri di raccolta (DPcamps).

Infine, il libro offre una riflessione su come le organizzazioni di aiuto ai superstiti contribuirono a plasmare la comprensione della liberazione nell’opinione pubblica del dopoguerra, e che cosa significasse essere un rifugiato.

La conferenza tratterà alcune questioni che nel saggio sono state solo accennate. Sebbene nel libro Stone abbia cura di sottolineare come la liberazione vada compresa come un processo lungo, non identificabile in un momento determinato nel tempo, nella relazione lo storico non entrerà nel merito della definizione per approfondire le ragioni per le quali il fenomeno è stato poco studiato fino a tempi molto recenti. Ripercorrendo le esperienze vissute da alcuni sopravvissuti della Shoah, Stone rifletterà sul senso del termine stesso di liberazione, interrogandosi se sia appropriato riferirlo a quanto accadde agli ebrei e alle altre vittime del nazismo alla fine della guerra. Ne emergerà una comprensione molto più problematica e complessa di ciò che oggi chiamiamo liberazione, un fenomeno concepito come evento quasi sempre associato, frettolosamente, a univoci sentimenti di gioia e di ritorno alla vita per tutti i “liberati” e ad ingressi trionfanti nei lager da parte dei “liberatori”.

Ingresso libero
 

 

La conferenza, organizzata in collaborazione con il Mémorial de la Shoah di Parigi, si svolgerà in inglese con traduzione simultanea.