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Il Giardino dei Giusti di Rimini


Il 6 marzo 2014 l'Amministrazione Comunale ha deciso la creazione di un monumento all'interno del Parco XXV Aprile di Rimini in ricordo di Ezio Giorgetti, Osman Carugno e Guido Morganti, nominati Giusti fra le Nazioni dallo Yad Vashem in Israele, e di tutti coloro, uomini e donne, che tra il 1943 e il 1944 diedero rifugio e protezione sul territorio riminese e il Montefeltro a 41 ebrei stranieri in fuga dalle deportazioni.

I Giusti tra le nazioni[1] ricordati nel Giardino dei Giusti di Rimini sono Ezio Giorgetti, albergatore di Bellaria, ed Osmar Carugno, maresciallo dei Carabinieri. La targa posta nel Giardino dei Giusti ricorda anche altre persone che collaborarono con Giorgetti e Carugno al fine di assicurare la salvezza al gruppo di 41 ebrei jugoslavi.

Ezio Giorgetti fu nominato Giusto tra le nazioni il 5 maggio 1964
Osman Carugno fu nominato Giusto tra le nazioni il 14 aprile 1985
(la differente datazione della consegna del riconoscimento è dovuta ai diversi tempi di presentazione dei documenti da parte degli ebrei salvati)

Nel 2012 il Parlamento europeo ha istituito la Giornata Europea dei Giusti con la quale - richiamando il grande significato del titolo di Giusti attribuito dal Museo Memoriale di Yad Vashem a coloro che hanno offerto aiuto agli Ebrei perseguitati durante la Shoah - si vogliono ricordare le Istituzioni e tutti gli uomini e le donne che hanno operato per salvare vite umane nelle diverse situazioni di conflitto, violenza, prevaricazione ed ingiustizia, tutelando la dignità umana ed i diritti umani.
Il concetto di Giusto ha assunto nel corso degli anni un valore universale ed oggi il titolo di Giusto è assegnato a tutti gli individui che, in ogni luogo e in ogni tempo, sono stati capaci di prestare soccorso alle vittime, difendendo la verità e opponendosi a leggi discriminatorie.

In Italia possiamo ritrovare questo coraggio in tutti i cittadini e le cittadine che non si sottomettono a regole che negano la dignità, la libertà, la giustizia e in chi si è opposto e si oppone al potere della mafia: nel Giardino dei Giusti di Milano è stato piantato un albero per ricordare Rocco Chinnici e un albero per Felicia Impastato, ... .

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[1] Il termine giusto deriva dal Talmud; Gentile giusto è un non ebreo che ha rapporti amichevoli con ebrei. Nel 1953 il Parlamento israeliano (Knesset) emanò la Legge con la quale veniva creato il museo-memoriale Yad Vashem per “onorare i sei milioni di ebrei uccisi dai nazisti e dai loro collaboratori [..] e onorare l’eroismo e il coraggio degli ebrei e dei giusti tra le nazioni che hanno rischiato la loro vita per aiutare gli ebrei”.
Nel 1963 venne istituita la Commissione dei Giusti per scegliere le persone a cui assegnare l'onorificenza, di cui sono state insignite finora circa ventimila giusti in tutto il mondo.
Il primo presidente della Commissione è stato Moshe Landau, presidente della Corte che aveva condannato a morte Adolf Eichmann nel 1961. Nel 1970 gli è subentrato Moshe Bejski, che ha tenuto la presidenza fino al 1995, segnando il lavoro della commissione con un'interpretazione aperta e articolata della legge del '53. Per commemorare i Giusti tra le Nazioni venne scelto di piantare per ciascuno un albero e nacque il Viale dei Giusti, che si allargherà nel giardino omonimo. Attualmente, per mancanza di spazio, gli alberi sono stati sostituiti da iscrizioni su muri appositamente eretti nel giardino. 

 

 

Breve sintesi delle attività di salvataggio messe in atto da Ezio Giorgetti e dal maresciallo Osman Carugno

Il 13 settembre 1943, arrivarono a Bellaria ventisette ebrei jugoslavi originari di Zagabria, la cui fuga era iniziata nell’aprile 1941, quando le truppe tedesche e gli Ustaschia, nazisti croati, avevano iniziato ad effettuare persecuzioni e deportazioni. A giugno 1941 il gruppo aveva raggiunto Spalato, occupata dai fascisti italiani che erano ritenuti meno crudeli dei nazisti; nel novembre dello stesso anno, i soldati italiani ebbero l’ordine di estradare tutti coloro che non risultavano residenti a Spalato prima del 1939 e il gruppo di ebrei fu costretto a decidere se essere internato in un Campo nelle isole dalmate oppure ad Asolo, in Italia. Scelsero quest’ultima possibilità e furono condotti, passando per Trieste e Treviso, in un Campo di internamento per prigionieri civili, da dove erano poi fuggiti dopo l’8 settembre 1943. Si erano diretti verso la riviera adriatica e a Bellaria trovarono ospitalità presso la Pensione Savoia di Ezio Giorgetti, al quale non svelarono subito la loro reale identità e si presentarono come profughi dell’Italia meridionale, in attesa di un’imbarcazione che dalle coste romagnole li riconducesse a Bari - che indicarono come loro città d’origine - già liberata dagli Alleati.

Dopo alcuni giorni, Ezio Giorgetti e sua moglie Libia Maioli capirono che i loro ospiti erano stranieri e chiesero spiegazioni a Ziga Neumann e a suo genero Joseph Konforti, unici due che parlavano correttamente la lingua italiana. I due ospiti dichiararono di essere ebrei jugoslavi e raccontarono la loro storia.

A questo punto Ezio Giorgetti, pur conoscendo i rischi a cui andava incontro, decise di accogliere la richiesta di aiuto del gruppo. Giorgetti ci confrontò con maresciallo dei Carabinieri di Bellaria, Osman Carugno, che garantì al gruppo il proprio sostegno. Giorgetti e Carugno offrirono la loro protezione fino alla liberazione, avvenuta nell’ottobre 1944.

Il gruppo di ebrei  - legati tra loro da vincoli familiari - rimase in un primo tempo alla Pensione Savoia, ma presto un ordine del generale tedesco Kesserling impose di evacuare tutte le abitazioni situate sul lungomare, perché dovevano essere destinate alle truppe tedesche. Giorgetti organizzò allora il trasferimento del gruppo di ebrei - divenuti trentotto perché altri nel frattempo si erano aggiunti e che divennero poi quarantuno- alla Pensione Esperia di Igea Marina e, quando anche questo luogo non fu più sicuro, in una tenuta di campagna nelle vicinanze di San Mauro Pascoli.
All’inizio del 1944 si rese tuttavia necessario un nuovo spostamento ed Ezio Giorgetti chiese ad Alfonso Petrucci, proprietario dell’Albergo Italia a Bellaria , di ospitare il gruppo di ebrei, che vennero presentati come cittadini italiani, amici personali di Giorgetti e del maresciallo Carugno; tutti i componenti del gruppo avevano documenti falsi con nomi italiani. Questa decisione fu piuttosto ardita, poiché Petrucci era di idee fasciste e alcune camere dell’albergo erano destinate proprio a Tedeschi e a camerati di passaggio. Sicuramente molti  – anche tra le autorità fasciste - vennero a conoscenza della situazione ma nessuno tradì il segreto, così il gruppo rimase a Bellaria fino all’inizio dell’estate del 1944, quando tutti i cittadini furono obbligati a lasciare la zona per ordine del generale Kesserling.
Giorgetti e Carugno cercarono allora una nuova località in cui nascondere il gruppo di ebrei e con l’aiuto di Giannetto Filippini, un parente di Giorgetti che commerciava in prodotti agricoli e bestiame, venne individuata Villa Labor, nel piccolo paese di Pugliano, nell’entroterra pesarese. La villa apparteneva agli eredi di Angelo Battelli , importante fisico e deputato al Parlamento del Regno d’Italia dal 1900 al 1913. Giorgetti sostenne anche economicamente il trasferimento a Pugliano.

Nel luglio ’44 i Tedeschi imposero però di lasciare libera la villa, destinata a diventare un ospedale militare, e il gruppo fu costretto a cercare un nuovo rifugio. Più volte Ziga Neumann e Joseph Konforti incontrarono Giuseppe Forcellini, Segretario di Stato agli Interni della Repubblica di San Marino, che offrì loro ospitalità e protezione. Il gruppo, tuttavia, preferì rimanere in zone poco abitate ed accolse la proposta degli abitanti di Pugliano Vecchio che, con grande generosità, misero a disposizione le proprie case e le proprie risorse alimentari.
Il 21 settembre 1944 le truppe tedesche finalmente lasciarono Pugliano e il 10 ottobre, dopo giorni di attesa per la pioggia incessante, il gruppo di ebrei riuscì a partire verso Ancona.
Il gruppo rimase a Pesaro un giorno, poi proseguì verso Ancona. Joseph Konforti ritornò a Rimini per salutare e ringraziare Ezio Giorgetti; il 14 ottobre Konforti raggiunse il gruppo dei propri compagni e familiari ad Ancona ed il 21 ottobre partirono in nave verso Bari, da dove salparono al più presto verso Israele.