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Cerimonia commemorativa "Un albero per Khaled"

Domenica 6 marzo 2016, ore 11.30, Giardino dei Giusti - Parco XXV Aprile (nei pressi del ponte di Tiberio, lato città)

In occasione della Giornata europea dei Giusti, cerimonia celebrativa e piantumazione di un nuovo albero nel Giardino dei Giusti in ricordo dell'archeologo Khaled al-Asaad, martire in difesa del patrimonio culturale.

Alla cerimonia partecipano Irina Imola, assessore ai servizi al cittadino, le autorità civili e militari.


KHALED AL-ASAAD (Palmira 1934-2015) archeologo, scrittore e traduttore siriano.

Dopo la laurea conseguita all’università di Damasco, nel 1963 fu nominato direttore del museo e del sito archeologico della città di Palmira, carica che mantenne per più di quarant'anni, sino al pensionamento.
È considerato «uno dei più importanti pionieri nel campo dell' archeologia in Siria del ventesimo secolo».
Nella sua lunga carriera Khaled ha collaborato con missioni di diversi Paesi: dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera all’Olanda, dagli Stati Uniti alla Polonia e da ultimo anche con l’Italia, con la missione statale di Milano. Un lavoro  che,  nel 1980, è valso a Palmira il riconoscimento da parte dell’ UNESCO di Patrimonio dell'umanità.

 

Khaled al-Asaad, è stato uno studioso completo: pubblicò numerosi articoli su riviste di archeologia e oltre venti libri su Palmira e sulla Via della seta. Conosceva l'aramaico e tradusse diversi testi da quella lingua, ma era anche una persona di grandissima amabilità, misura e gentilezza d’animo.

“Era una personalità fortemente radicata nella città – ha scritto di lui l’archeologo italiano Paolo Matthiae - ma per il carattere internazionale del sito che gestiva era una sorta di cittadino del mondo. In varie occasioni il suo nome era stato proposto per il ruolo di direttore generale delle antichità a Damasco, ma credo che lui preferisse rimanere a Palmira, una città con la quale si identificava”.

Un legame cui è rimasto fedele fino all’ultimo quando, dopo essere stato rapito a metà luglio del 2015 dai militanti dello Stato Islamico e sottoposto a tortura  perché si sarebbe rifiutato di rivelare  dove fossero nascoste importanti  opere d'arte, Il 18 agosto scorso venne ucciso sulla piazza di fronte al Museo della città nuova di Palmira (oggi Tadmur).

La città di Rimini, che già a dicembre ha intitolato al suo nome il giardino del Museo della Città, a sei mesi dalla scomparsa vuole ricordare il suo coraggio nel difendere, a costo della vita, la memoria della civiltà umana rappresentata dall’inestimabile patrimonio archeologico di Palmira.