dal 27 al 30 aprile 2008, visite ai luoghi della memoria, al campo di concentramento di Mauthausen, al sottocampo di Gusen e al castello di Hartheim che all'epoca del nazismo fu sede della cosidetta operazione T4, ovvero l'uccisione di massa mediante il gas di ammalati e infermi

Il campo di concentramento Mauthausen
Il 12 marzo 1938 le truppe tedesche invasero l'Austria, con l'obiettivo di incorporare il territorio nel Reich. La maggior parte della popolazione accolse con entusiasmo l'arrivo dell'esercito e l'annessione venne legalizzata mediante plebiscito il 10 aprile dello stesso anno.
L'Austria occupata fu soppressa come entità statale con la Legge sulla Marca Orientale (1939) e il nome Austria eliminato. Con l'annessione dell'Austria al Reich tedesco, la Germania nazista introdusse il sistema carcerario dei lager come mezzo per soffocare ogni opposizione al regime.
Per la costruzione del primo lager, venne individuato il comune di Mauthausen, una deliziosa cittadina sul Danubio, situata a una ventina di chilometri da Linz, il capoluogo della provincia dell'Alta Austria. Qui, nell'agosto del 1938 iniziarono i lavori di costruzione ad opera di circa 300 prigionieri trasferiti da Dachau.
La scelta di Mauthausen fu motivata dal fatto che nella zona esistevano delle cave di pietra che ben si prestavano a essere sfruttate per contribuire a realizzare i giganteschi progetti architettonici del Reich.
Va ricordato che Hitler nutriva il progetto di ritirarsi in vecchiaia proprio a Linz, città della sua infanzia (era nato a Braunau am Inn, a pochi km da Linz), che doveva essere abbellita e trasformata, sotto la direzione del suo architetto personale, Albert Speer, in una città grandiosa.
Inoltre, le SS erano interessate a trarre profitto dal lavoro schiavo dei detenuti dei lager. Lo stesso anno in cui Mauthausen divenne un Konzentrationslager (KL), le SS fondarono la ditta DEST (Deutsche Erd- und Steinwerke GmbH), allo scopo di raggruppare le varie attività connesse al settore costruzioni. Fu dunque la DEST ad acquistare le cave di pietra.
Il campo di concentramento di Mauthausen fu il primo campo di concentramento istituito al di fuori dei confini della Germania e fu anche uno dei "Lager" più famigerati all'interno del sistema dei campi di concentramento NS. Reinhard Heydrich - capo del Sicherheitsdienst (Servizio di sicurezza) e della Gestapo (Polizia segreta di Stato), - in un documento redatto il 2 gennaio 1941 e presentato poi come prova al processo di Norimberga, stilò una sorta di graduatoria dei campi di concentramento nazisti, identificando proprio in Mauthausen la categoria peggiore, cioè quella in cui le condizioni di sopravvivenza erano minime.
In effetti, di tutti i campi di concentramento (che devono essere distinti dai cosiddetti campi di sterminio che in realtà non erano nemmeno dei veri e propri campi, quanto piuttosto dei centri di messa a morte, poiché i prigionieri, per la stragrande maggioranza ebrei, venivano uccisi col gas immediatamente arrivati sul luogo), dopo Auschwitz I, il KL di Mauthausen fu il campo che ebbe la mortalità più elevata.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale (1 settembre 1939) Mauthausen divenne un campo sempre più affollato, ingrandendosi progressivamente per rinchiudere migliaia di prigionieri provenienti da tutti i paesi dell'Europa occupata, in particolare polacchi, repubblicani spagnoli, cechi, olandesi e dall'ottobre 1941 anche prigionieri di guerra sovietici.
L'anno 1940 segnò anche l'immatricolazione nel lager di centinaia di bambini e adolescenti,soprattutto spagnoli e polacchi, arrestati con i loro genitori.
Dal 1942 furono internate a Mauthausen anche circa 8.500 donne, delle quali però solo la metà risulta registrata negli archivi del campo. Molte di loro provenivano dal lager femminile di Ravensbrück.
Gli italiani arrivarono nel lager dopo l'8 settembre 1943.
Nella tarda primavera del 1944 furono internati nel campo anche alcune migliaia di ebrei, inizialmente deportati verso i campi di sterminio dell'est europeo, poi dirottati verso altre strutture e destinati al lavoro coatto.
L'ultimo periodo di Mauthausen, da gennaio 1945, fu contrassegnato da un enorme sovraffollamento di prigionieri, oltre 20.000, in gran parte ebrei trasferiti da altri luoghi di prigionia.
Il 27 gennaio 1945 i Sovietici arrivarono al campo di Auschwitz, dove trovarono solo alcune migliaia di prigionieri moribondi. Tutti gli altri detenuti, in gran parte ebrei, erano stati costretti dai nazisti a camminare per chilometri e chilometri in quelle che furono tragicamente chiamate "marce della morte", al fine di raggiungere campi di concentramento considerati maggiormente sicuri, in quanto situati all'interno del Reich e lontani dal confine. Mauthausen fu uno di questi.
Complessivamente si stima che vennero internati nel campo circa 200.000 prigionieri, di cui 50.000 polacchi, 40.000 sovietici, 40.000 ebrei (soprattutto polacchi e ungheresi) e circa 6781 italiani.
Le condizioni di vita del campo erano, come si è detto, durissime, poiché i prigionieri erano costretti a lavorare per ore e ore nella cava di granito, la Wiener Graben, estraendo pietre e trasportandole sulla schiena.
La denutrizione, il freddo, la mancanza di attrezzi adatti al lavoro, le torture e le umiliazioni inflitte dalle guardie del lager provocavano uno spreco totale della forza lavoro, nel senso che i prigionieri morivano come mosche e venivano immediatamente sostituiti da altri. A tutto questo si aggiungeva la crudeltà della cosiddetta "scala della morte", una lunga scalinata di 186 gradini, sconnessi e irregolari, coperti per lunghi mesi dal gelo, dunque scivolosi, lungo la quale i prigionieri erano costretti a scendere e salire continuamente, trasportando blocchi pesantissimi di granito. Spesso le SS o i Kapò del campo si divertivano a spingere i prigionieri che, debolissimi e malfermi sulle gambe, cadevano gli uni sugli altri, uccidendosi a vicenda nella caduta e schiacciati dai massi.
Le cave di granito di Mauthausen, come quelle di Gusen (sottocampo di Mauthausen) divennero le più grandi del Reich, se si pensa che nell'inverno 1942-43 vi lavoravano complessivamente 4.800 prigionieri.
A Mauthausen, come in tutti i campi di concentramento, c'erano dei forni crematori per eliminare i cadaveri dei prigionieri morti o uccisi.
L'aumento esponenziale della popolazione del campo durante la guerra, soprattutto dopo il 1941 e l'arrivo nel lager di migliaia di soldati russi, rese le condizioni di vita ancora peggiori per la mancanza di cibo e di igiene. Per eliminare il gran numero di prigionieri troppo deboli o ammalati per lavorare, i nazisti decisero di adottare soluzioni di uccisioni di massa mediante il gas. Inizialmente venne utilizzato come luogo di uccisione il castello di Hartheim, situato poco lontano dal campo, che dal 1940 era stato attrezzato di installazioni di messa a morte per uccidere i malati e i disabili (operazione "eutanasia", in codice T4). I detenuti sfiniti dal lavoro e dalle malattie venivano trasportati a Hartheim e uccisi mediante gassazione. In un secondo momento, il KL di Mauthausen venne dotato (a partire dalla primavera 1942) di una piccola camera a gas per affiancarsi a Hartheim come luogo di uccisione (tale Gaskammer era piccola per dimensioni, se paragonata a quelle enormi installate ad Auschwitz-Birkenau). Si calcola che circa 7000 prigionieri provenienti dal campo di Mauthausen vennero gassati a Hartheim, mentre la camera a gas del campo funzionò a intervalli irregolari, uccidendo tuttavia almeno 3000 detenuti, di cui la metà nell'ultimo periodo di vita del lager.
Alla fine della guerra, in circostanze poco chiare, la camera a gas del campo venne distrutta.
Occorre anche ricordare che moltissimi altri prigionieri di Mauthausen vennero uccisi con altri sistemi: botte, torture, impiccagioni, iniezioni di fenolo, con armi da fuoco.
Mauthausen fu un campo di concentramento molto grande, che arrivò a comprendere tra il 1940 e il 1945 numerosi sottocampi, in ognuno dei quali migliaia di prigionieri lavoravano duramente per il Terzo Reich. Il primo di questi fu Gusen I, aperto il 25 maggio 1940. Nel '42 seguirono altri 4 sottocampi. Il numero dei campi satellite aumentò decisamente a partire dal 1943, di pari passo con la decisione di utilizzare i deportati come schiavi nelle fabbriche di armamenti. Il campo principale mantenne la funzione di registrare e smistare i nuovi venuti nei sottocampi, alcuni dei quali crebbero fino a contare più prigionieri dello stesso Lager di Mauthausen. Nel novembre del '44, per esempio, furono censiti 74.000 deportati nel complesso di Mauthausen: 13.000 nel campo principale e ben 60.000 in 22 campi satellite (cifre dal sito dell'ANED www.deportati.it).
Tra i più importanti sottocampi di Mauthausen vanno almeno citati Gusen I, II e III, Ebensee, Hartheim, Melk, St. Lambrecht.
Il campo di Mauthausen fu liberato da una pattuglia americana il 5 maggio 1945.
Sito ufficiale di Mauthausen : www.mauthausen-memorial.at
Indirizzo del campo: Erinnerungsstrasse 1 - A 4310 Mauthausen, Austria
Per approfondire la storia di Mauthausen e della deportazione italiana nel lager.
www.deportati.it
www.lager.it
Bibliografia essenziale:
Chiappano Alessandra, I lager nazisti. Guida storico-didattica, Giuntina, 2007
Gordon Horwitz, All'ombra della morte. La vita quotidiana attorno al campo di Mauthausen, Marsilio 2004
Mayda Giuseppe, Mauthausen. Storia di un lager, Il Mulino, 2008
Tibaldi Italo, Compagni di viaggio. Dall'Italia ai lager nazisti. I "trasporti" dei deportati 1943-45 di Italo Tibaldi, Consiglio regionale del Piemonte, ANED, Franco Angeli, 1995-
Un libro fondamentale, che testimonia del metodo utilizzato da Italo Tibaldi nelle sue ricerche ultra-cinquantennali sui deportati italiani nei lager nazisti. Un lavoro che costituisce un punto di riferimento ineludibile per qualsiasi ricerca sulle deportazioni dall'Italia.
scarica gratis il libro (vai al sito www.deportati.it, cosa c'è di nuovo nel sito, nell'elenco che compare c'è il libro)
Testimonianze di sopravvissuti:
Martini Marcello, Un adolescente in lager, Giuntina 2008
Pappalettera Vincenzo, Tu passerai per il camino.Vita e morte a Mauthausen, Mursia, 1982
Vasari Bruno, Mauthausen, bivacco della morte, Giuntina, 1991
altre testimonianze di deportati italiani su www.testimonianzedailager.rai.it

Il campo di Gusen
Prima che venisse aperto il campo di Gusen I, i prigionieri di Mauthausen dovevano recarsi ogni giorno sul luogo situato alla confluenza del fiume Gusen nel Danubio, tra la cittadina di St. Georgen e Langenstein, dove si trovava un'altra cava di pietra, situata a circa 4 km a piedi dal campo principale.
Il tragitto all'andata e al ritorno non era facile per detenuti debolissimi, dal fisico minato dal freddo, dalla denutrizione e dalla malattia. Per risolvere il problema dei morti lungo la strada e del conseguente recupero dei cadaveri, nel dicembre 1939 i nazisti decisero di aprire un altro lager.
Quattrocento deportati vennero trasferiti da Mauthausen per costruire le prime baracche, gli alloggi delle SS e delle guardie e il perimetro di reticolato elettrificato. I lavori durarono fino al marzo 1940.
Il primo gruppo di prigionieri destinato a Gusen fu costituito da sacerdoti e oppositori politici tedeschi e austriaci. Essi furono adibiti al duro lavoro nella cava di pietra e dopo poco tempo erano quasi tutti morti di stenti. Subito dopo l'invasione della Polonia, la Gestapo inviò a Gusen numerosi intellettuali polacchi, la cui resistenza andava annientata. Il primo gruppo di 480 prigionieri polacchi fu immatricolato nel campo il 9 marzo 1940. Nel corso del 1940, la popolazione del KL passò da 800 a 4.000 prigionieri; i registri del campo riportano 1.522 decessi alla fine dell'anno, a causa del lavoro terribile nelle cave e nelle fabbriche di mattoni di Lungitz (campo di lavoro dipendente sempre da Gusen).
Dal gennaio 1941, venne messo in funzione un forno crematorio per incenerire direttamente sul posto i corpi dei prigionieri morti, senza doverli trasportare al campo-madre di Mauthausen.
Alla fine del 1941, numerosi prigionieri di guerra sovietici vennero trasferiti a Gusen per essere uccisi mediante gassazione. Il sito ufficiale del campo, sottolinea il fatto che in quell'anno Gusen contava 8.500 prigionieri immatricolati (occorre tener conto che in tutti i campi di concentramento arrivavano gruppi di prigionieri destinati alla morte immediata che spesso non venivano nemmeno registrati), circa un migliaio in più di quelli internati nel campo-madre di Mauthausen.
D'altro canto, con la sola eccezione dell'anno 1943, il complesso concentrazionario di Gusen (I,II e III) ebbe sempre un numero molto più alto di deportati di Mauthausen.
A Gusen, nel corso del 1942, venne anche utilizzato un furgone chiuso ermeticamente ( Gaswagen ), in cui, durante il percorso tra Gusen e il crematorio di Mauthausen, i prigionieri venivano uccisi dal gas di scarico del motore. Tale metodo venne però abbandonato qualche mese dopo, perché il tragitto troppo breve non permetteva di ottenere i risultati attesi dalle SS. Le gassazioni proseguirono dunque, secondo le testimonianze, almeno in due blocchi, il n. 16 e il n. 31, appositamente trasformati ermeticamente in camere a gas. Sono documentate almeno due circostanze in cui si procedette a eliminazioni di massa col gas Zyklon-b, in baracche adattate per tale operazione: il 2.3.1944 (164 prigionieri di guerra sovietici) e il 22.4.1945 (più di 800 malati e invalidi).
A Gusen, però, i prigionieri venivano uccisi anche con altri metodi, tra i quali quello dell'annegamento e del bagno freddo (i prigionieri venivano costretti a denudarsi e a subire docce gelate fino alla morte. Tale metodo venne utilizzato dall'autunno 1941 fino al gennaio 1942, quando i nazisti decisero di preferire metodi di uccisione meno brutali, ma soprattutto più rapidi ed efficienti, come appunto la gassazione).
Nel 1943 una speciale ferrovia portava i prigionieri da St.Georgen fino alla cava di pietra di Kastenhof e alla fabbrica di armi che la Messerchmidt - AG e la Steyrerwerke avevano insediato in appositi capannoni nei quali i prigionieri producevano fucili, mitragliatrici, aeroplani.
Il 29 marzo 1943, Albert Speer, Ministro per gli armamenti del Reich, visitò Gusen e pochi giorni dopo avanzò la richiesta di poter utilizzare i prigionieri del campo per il lavoro di produzione bellica.
Il 9 marzo 1944, a quattro anni dall'apertura di Gusen , venne aperto il campo Gusen II ( St. Georgen ) destinato ad accogliere circa 10.000 prigionieri, cui era riservato il duro compito di scavare nel granito e nei depositi di arenaria delle colline di Kastenbruch , martoriati dalla fatica e dalla sete, 14 gallerie lunghe fino a 7 chilometri , larghe 8 metri ed alte 15. In una di queste l'istituto di ricerca del Politecnico di Vienna installò diverse macchine aerodinamiche e modelli di missili che non funzionarono mai.
I lavori furono eseguiti senza badare alla sicurezza degli operai, provocando quotidianamente morti e feriti.
Alcune gallerie non vennero utilizzate. I deportati impiegati nella produzione bellica lavoravano 11 ore al giorno, alimentati con una brodaglia di barbabietole, rape da foraggio, radici, nella quale spesso si trovavano vermi, lumache, rane e sabbia.
I sopravvissuti raccontano che la fame era talmente un tormento, che mangiavano qualunque cosa capitasse loro sotto mano, persino carbone o erba. Le condizioni di vita di Gusen II erano così terribili, che i prigionieri lo avevano soprannominato "L'inferno degli inferni".
Alla fine del febbraio 1945 giunse a Gusen un trasporto di 420 bambini ebrei totalmente deperiti, di un età compresa trai 4 e i 7 anni. La sera del loro arrivo vennero tutti uccisi con iniezioni al cuore da parte di medici e graduati delle SS.
La ricostruzione delle presenze di prigionieri e della mortalità lascia intravedere le durissime condizioni di vita e di lavoro dei deportati. Secondo le ultime ricerche, su circa 21.000 presenze registrate fra il 1940 e il 1942, si sono avuti almeno 14.000 decessi. Nel 1943, il numero di prigionieri più alto registrato è di 9.000 unità, quello dei morti è di 5.225.
Nel 1944, si contano rispettivamente 22.000 e 4.700 unità; nel 1945, 15.000 e 8.800 (da Lucio Monaco, vedasi sito dell'ANED, http://www.deportati.it/gusen.html).
Dalle ricerche condotte da Italo Tibaldi, superstite di Ebensee , Vice Presidente del Comitato Internazionale del KL Mauthausen, risultano essere stati deportati a Gusen 3.226 italiani (di questi, sono stati accertati 1.433 decessi).
Per approfondimenti e testimonianze su Gusen, si rimanda alla bibliografia riportata per Mauthausen.
Inoltre:
ANED (Sezione di Empoli), Mai più, Empoli 1994
ANED (Sezione di Sesto San Giovanni), Il prezzo della libertà - Lager di Gusen, Città di Sesto San Giovanni, 1996
Carpi Aldo, Diario di Gusen, Einaudi, 1993
Belgioioso Ludovico Barbiano di, Notte, Nebbia - Racconto di Gusen, Ugo Guanda, 1996
Monaco Lucio, Gusen I, Gusen II, Gusen III - Sottocampi di Mauthausen 1940-1945, Viaggio di studio ai lager nazisti di Mauthausen - Gusen - Dachau, 27/30 Aprile 1998, Città di Moncalieri, Assessorato alla Cultura, 1998
www.gusen.org (sito a cura del Comitato per il Memoriale di Gusen)
http://en.gusen-memorial.at/index.php (sito ufficiale del campo)
E' anche possibile contattare il Comitato del Memoriale di Gusen:
Gusen Memorial Committee
Sperlhang 4
A-4222 Sankt Georgen an der Gusen
Austria

Il castello di Hartheim, sede dell'operazione T4
Il castello di Hartheim (vicino Linz in Austria) venne costruito alla fine del XVI secolo. Dal 1793 l'edificio appartenne ai principi di Starhemberg. Nel 1898 il castello di Hartheim venne donato al Landeswohltätigkeitsverein in Oberösterreich (Associazione provinciale di carità dell'Austria Superiore), al fine di installare un ricovero per bambini fisicamente e mentalmente handicappati.
Dopo l'annessione nazista dell'Austria, l'edificio venne espropriato. Nel 1939 il castello fu convertito in un centro di eutanasia dell' Aktion T4 con camera a gas e crematorio. Sul versante occidentale del castello venne costruito un annesso in legno, nel quale le vittime scendevano dagli autobus, senza essere viste dall'esterno.
Durante il Maggio 1940 vennero gassati i primi 633 pazienti. Quattro autisti (fra loro Franz Mayrhuber e Franz Hödl) guidavano i grandi autobus grigi dell'organizzazione Gekrat, che trasportavano le vittime al castello, dove sparivano all'interno dell'annesso di legno. Dopo l'uccisione mediante asfissia, ai cadaveri venivano estratti i denti d'oro, materiale che veniva poi fuso e inviato a Berlino.
Per cancellare ogni traccia delle vittime, i corpi venivano cremati per mezzo del forno crematorio, mentre le ossa che rimanevano ancora intatte, venivano frantumate e ridotte in cenere con una macina per ossa. Almeno una volta la settimana un camion lasciava il castello e andava ai fiumi Donau e Traun per spargere le ceneri nelle acque.
Vittime di Hartheim nella fase "T4" :
1940
Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre TOTALE
633 982 1.449 1.740 1.123 1.400 1.396 947 9.670
1941
Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto TOTALE
943 1.178 974 1.123 1.106 1.364 735 1.176 8.599
Totale generale 18.269
Quando cessò l'operazione T4, Hartheim tornò a funzionare come centro di uccisione per i deportati dei campi di concentramento con l'operazione denominata in codice segreto Aktion 14f13 che fino al dicembre 1944 provocherà la morte di almeno 20.000 vittime, delle quali si stima almeno 8.000 internati dei lager di concentramento di Dachau e Mauthausen / Gusen.
A partire dal 14 agosto 1941, numerosi gruppi di detenuti di Mauthausen e di Gusen vennero condotti a Hartheim per essere uccisi. I trasporti verso il castello continuarono per tutto il 1941 e il 1942, con una sospensione, forse (nel senso che mancano i documenti per quest'anno) per il 1943.
Le uccisioni ripresero poi a partire dall'aprile 1944.
In totale si stima che vennero uccisi al castello di Hartheim almeno 2.000 prigionieri provenienti da Gusen.
Gli uomini e le donne destinati alla morte per asfissia venivano visitati superficialmente da una commissione medica del campo, che in realtà si limitava a giudicare se la vista dei corpi denutriti e sfiniti dei prigionieri potevano continuare a lavorare per il Reich oppure no.
I nazisti non volevano in alcun modo continuare a nutrire "bocche inutili", un termine coniato qualche anno prima quando vennero definiti "improduttivi" e "vite indegne di essere vissute" tutti coloro che per ragioni di deformità fisica, malattia mentale, invalidità, difetti congeniti o semplicemente per età avanzata, non dovevano essere un peso economico per la Germania.
La popolazione vicina al castello di Hartheim divenne consapevole delle uccisioni. Sempre, dopo l'arrivo di un autobus grigio, una nuvola scura appariva da una ciminiera invisibile. Nei giorni con banchi di nubi basse, il fumo si spargeva sopra la città di Hartheim. Puzzava di carne e capelli bruciati, causando agli abitanti malesseri fisici. La notizia che molte persone erano state trasportate al castello, ma nessuna lo aveva lasciato, determinò voci che si sparsero rapidamente. Per calmare la cittadinanza, le autorità di Hartheim organizzarono incontri di informazione. Agli abitanti fu detto che veniva bruciato dell'olio usato. Un avvertimento venne emesso contro le persone che divulgavano qualsiasi osservazione.
Nel corso del 1944, Hartheim divenne un centro di archivio della centrale T4, poiché la capitale non era più considerata un luogo sicuro. Da dicembre 1944 a gennaio 1945, vennero condotti al castello gruppi di detenuti provenienti dal campo di concentramento di Mauthausen, con il compito di smantellare e rimuovere le installazioni di gassazione.
Anche la maggior parte dei documenti sugli assassinii commessi venne distrutta.
www.schloss-hartheim.at (sito ufficiale in tedesco e in inglese)
http://www.deathcamps.org/euthanasia/hartheim_it.html