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Da che parte stare? Il tempo di scegliere. La Shoah, lo sterminio degli ebrei d'Europa (1939-1945). Persecutori, vittime, spettatori, resistenti.

Seminario di formazione per studenti delle classi quinte delle scuole secondarie di secondo grado di Rimini 
19 ottobre 2016 - 15 marzo 2017 ore 15, Sala del Giudizio (Museo della Città) o Cineteca Comunale, Rimini 

Attività di Educazione alla Memoria anno scolastico 2016-2017

In memoria di tutti coloro che durante la Shoah, in condizioni estreme e di barbarie assoluta, scelsero il Bene a rischio della propria vita e per proteggere l'umanità dal proprio baratro.

 

Noi pensavamo che finita la guerra sarebbe prevalso il bene,
che dopo tutte queste persecuzioni, assassinii, terrore, avrebbe regnato l'amore. (…)
Mi chiedete qual è la cosa più  importante della vita. Ma è la vita stessa.
E quando c'è la vita, la cosa più importante è la libertà.
Marek Edelman vicecomandante dell’insurrezione nel ghetto di Varsavia, sopravvissuto alla Shoah
(da “Il guardiano. Marek Edelmann racconta. A cura di R. Assuntino e W. Goldkorn, Sellerio, 1998)

Il Comune di Rimini promuove fin dal 1964, in stretta collaborazione con le scuole della città, un progetto chiamato Attività di Educazione alla Memoria, che consiste in un programma di iniziative legate al tema della deportazione e della Shoah e, più in generale, dell’Europa fascista e nazista. Lo scopo che ci proponiamo è quello di promuovere lo studio e la conoscenza della storia del Novecento, tenendo viva la memoria di tutti coloro che, per ragioni diverse, furono vittime di discriminazioni e persecuzioni.

In particolare, agli studenti di quinta di tutte le scuole secondarie di II grado di Rimini, viene proposto un seminario di formazione (nel periodo da metà ottobre 2016 a marzo 2017), il cui programma, è illustrato in questo stampato. Quest’anno lavoreremo in particolare sulla Shoah, il genocidio degli ebrei europei sotto il nazionalsocialismo, che nel corso della Seconda Guerra mondiale causò la morte di 6 milioni di persone per la sola colpa di essere nate ebree. Se la visione nazista dell’umanità si basava su una gerarchia del disprezzo e su idee razziste ereditate dalla cultura europea moderna che comportarono per tutta la durata del regime (1933-1945) l’attuazione di politiche di persecuzione di diversi gruppi umani (dai prigionieri politici agli omosessuali, dai Sinti e Rom ai prigionieri di guerra sovietici, dagli handicappati ai Testimoni di Geova), la Shoah fu concepita come un gigantesco programma di sterminio di massa che non doveva lasciare in vita nessun rappresentante della “razza ebraica” ritenuta maledetta e portatrice di sangue infetto. Gli ebrei dovevano morire perché per loro non c’era posto al mondo e dovevano letteralmente sparire senza lasciare tracce (l’invenzione della camera a gas dei centri  di  sterminio  come  Auschwitz-Birkenau, in  Polonia, si  combinava  con  l’uso  dei  forni crematori che distruggevano completamente i cadaveri delle vittime, cancellando anche il ricordo stesso di quelle persone assassinate). Nel 1943, Heinrich Himmler, capo delle SS e architetto del genocidio degli ebrei, disse in un celebre discorso pronunciato a Poznan in Polonia davanti alle alte autorità di partito e alle SS che gli ebrei erano “un popolo da far sparire dalla faccia della terra” e che il loro annientamento sarebbe stata un’eroica missione da portare a termine e “una pagina di storia mai scritta”.
Oggi sappiamo che le razze umane sono un’invenzione culturale e non trovano alcuna scientificità nelle leggi che regolano la specie umana.

Come indica il titolo scelto per il seminario, “Da che parte stare? Il tempo di scegliere”, il seminario vuole indagare e discutere il tema dei dilemmi morali e delle scelte individuali di coloro che vissero un periodo tragico come quello della dittatura nazista. Dietro gli Stati, i regimi nazista o fascista, i governi dei Paesi occupati e neutrali, i grandi dittatori, i leader politici e militari, ci furono milioni di uomini e donne comuni che si trovarono a decidere da che parte stare rispetto al male. Dietro ogni definizione di categoria, carnefici, spettatori, persecutori, resistenti, ci furono infinite opzioni di comportamento e dilemmi morali con cui confrontarsi: chi scelse di aderire e chi di tacere, chi collaborò alla persecuzione per opportunismo e chi per paura o obbedienza, chi decise di denunciare e mandare a morire il proprio vicino di casa e chi accolse sotto il proprio tetto un ebreo perseguitato. Se la resistenza contro il nazismo o il fascismo rappresenta oggi un fenomeno conosciuto, non va taciuto che non ci fu nessuna resistenza per fermare lo sterminio, né proteste significative per denunciare i massacri, salvo rare eccezioni. Se le vittime non ebbero scelta rispetto all’essere condannate a morte dai propri persecutori, non furono però mai passive di fronte alla Shoah. Gli ebrei rinchiusi e affamati nei ghetti attuarono strategie incredibili di sopravvivenza culturale, religiosa, materiale. Ma ci furono numerosi esempi, persino nei centri di sterminio dove nulla sembrava possibile, di resistenza armata e di fuga.

Affrontando la storia della Shoah per capitoli tematici (Hitler e il nazismo, l’ebraismo europeo, il genocidio degli ebrei, la vita nei ghetti attraverso le testimonianze scritte degli adolescenti, la resistenza ebraica, l’antisemitismo prima e dopo la Shoah, l’esempio di alcuni Giusti) cercheremo di riflettere insieme sulle varie reazioni e opzioni di scelta che ogni essere umano è capace di mettere in gioco anche in circostanze estreme (una dittatura), confrontandosi con i propri dilemmi morali e col peso della pressione ideologica o della sopraffazione. Se dal punto di vista dei carnefici (non solo i nazisti ma anche i loro collaboratori locali) non esiste un’unica categoria e un unico comportamento, perché molti scelsero di aderire al male e di partecipare alla persecuzione degli ebrei, finanche al loro massacro, per motivazioni diverse e complesse (per paura, opportunismo, spirito gregario, convinzione ideologica, per denaro, ecc.), dal punto di vista delle vittime (gli ebrei) che furono designate tali dai loro persecutori e condannate a morte, il verbo scegliere si declinò soprattutto in strategie di sopravvivenza e di testimonianza (nascondendosi, scappando, usando documenti falsi, collaborando con l’occupante, ma anche scrivendo diari, fotografando clandestinamente, cercando di lasciare una traccia del proprio passaggio sulla terra e della loro distruzione, contrastando quindi l’impegno del nazismo di cancellarli completamente).

La Shoah non riguarda solo gli ebrei ma riguarda la storia dell’Europa che ha concepito luoghi come Treblinka e Auschwitz e riguarda la storia della civiltà che ha pensato lo sterminio come compito necessario per “ripulire” il mondo e “rigenerarlo”. Ma soprattutto la Shoah ci riguarda da vicino e ci interpella oggi, con le sue domande pregnanti sull’uomo e sull’umano, in quanto cittadini di società ingiuste e spettatori spesso indifferenti di violazioni di diritti umani o di politiche che innalzano muri anziché creare forme di condivisione e convivenza.

In questo tentativo di stare rigorosamente ancorati alla narrazione storica del nazismo – senza la quale nulla si spiega – ma al contempo di ricondurre la tragedia della deportazione e della Shoah all’uomo e all’umano, cercheremo di stimolarvi a formulare ipotesi interpretative e giudizi politici (oltre che morali) sull’adesione o, al contrario, sulla resistenza al male, per coerenza con il principio di educazione alla responsabilità individuale che regge tutta l’Attività di Educazione alla Memoria di cui il Comune di Rimini si occupa da oltre mezzo secolo.